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di Dario Nardella*

La Repubblica, 17 aprile 2022

Ho intenzione di approfondire il tema delle tecniche di fermo meno pericolose. Ma non può essere un singolo sindaco a prendersi questa responsabilità. La questione va affrontata a livello nazionale

Ringrazio Luigi Manconi per la sua lettera aperta pubblicata ieri (sabato 16 aprile) su questo giornale e, con la stessa stima, provo a rispondere su un tema non facile. Firenze è una città sicura, con un buon livello di qualità della vita, che però talvolta registra - al pari di altre città - episodi di microcriminalità che vanno arginati. L’opinione pubblica è molto attenta ai temi della sicurezza urbana: scippi, commercio abusivo, piccoli spacciatori, schiamazzi notturni.

A Firenze, come nelle altre città italiane, si chiama in causa il sindaco, la figura riconosciuta più prossima ai cittadini. Io ho a cuore la serenità degli abitanti e dei turisti. Ma, visto che anche in questa occasione si fanno paragoni con gli Usa, ricordiamo che i sindaci italiani non hanno gli stessi poteri di polizia dei loro colleghi americani.

In Italia l’autorità di sicurezza pubblica è il ministero dell’Interno, con le forze dell’ordine. La normativa nazionale non classifica gli agenti di Polizia municipale come incaricati di ordine pubblico, ma è prevista la loro attività di supporto e su questo fronte sono continuamente sotto la pressione dei cittadini e degli organi di informazione. Appena due giorni fa, gli addetti alla sicurezza di un fast food sono stati aggrediti da un uomo con un coltello da sub. E sempre nei giorni scorsi agenti in borghese della nostra polizia locale durante un controllo hanno arrestato un pericoloso ricercato internazionale.

Venendo al caso del 5 aprile, l’intervento degli agenti della Polizia municipale sull’ambulante senegalese Pape Demba Wagne è stato documentato da un video diffuso sul web che riprende solo la parte finale dell’accaduto, quando un agente immobilizza l’ambulante. I due agenti hanno riferito di essere intervenuti dopo essere stati aggrediti, hanno avuto prognosi di 3 e 5 giorni, e hanno denunciato a piede libero l’ambulante per resistenza a pubblico ufficiale, lesioni e rifiuto di generalità.

Il video sui social, per quanto impressionante, non può essere assunto come dato unico ed esclusivo, verrà ricostruita tutta la dinamica. L’Italia è un Paese democratico, la cui Costituzione garantisce e tutela i diritti di tutti e per questo non consentiremo che si facciano processi sommari; sarà la magistratura a fare chiarezza. Va ricordato che il rapporto tra i cittadini e chi ogni giorno si impegna a far rispettare la legge si basa sulla fiducia reciproca e sul rispetto: non esistono diritti senza doveri.

Nella sua lettera aperta mi invita a farmi promotore di un’iniziativa pubblica per mettere al bando quella tecnica di fermo che lei ha definito “codice Floyd”, in riferimento al drammatico caso di Minneapolis.

Sono d’accordo con lei e ho intenzione di approfondire il tema delle tecniche di fermo meno pericolose, ma occorre essere chiari: non può essere un singolo sindaco a prendersi questa responsabilità. Non si può lasciare ai sindaci di decidere come affrontare i problemi della legalità e della sicurezza con le proprie polizie municipali.

Sullo stesso tema è ancora vivo il dibattito sull’uso del taser: a Firenze abbiamo deciso di non usarlo, anche se è in sperimentazione per le forze di polizia statali e le polizie locali in altre città ne stanno valutando l’impiego. Lasciamo che ogni città faccia come vuole? A Verona il taser sì e a Firenze no? In una città la “manovra Floyd” e in un’altra no?

Si parte da Firenze a discutere di questo perché il caso più recente è accaduto qui, ma di situazioni del genere se ne saranno certamente verificate altrove, senza telefonini a riprendere la scena. La questione va affrontata a livello nazionale: gli agenti di polizia locale sono equiparati alle forze di polizia per l’ordine pubblico? Quali manovre di fermo o di immobilizzazione sono consentite? Il taser si può usare o no? Non sono decisioni da sindaco.

Credo che non basti un’iniziativa per cancellare il “codice Floyd”, ma sento l’urgenza di un confronto con esperti, guidato dal ministero dell’Interno, per individuare soluzioni adeguate. Noi sindaci siamo sempre in prima linea, sempre disponibili a cercare soluzioni, ma non possiamo essere chiamati in causa solo quando si manifesta un problema, senza essere mai coinvolti sul serio quando si prendono le decisioni o si scrivono le leggi.

*Sindaco di Firenze