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di Stefano Brogioni

La Nazione, 24 maggio 2026

Alcuni reclusi sarebbero afflitti da febbre e pustole: potrebbero essere disposte analisi sulla potabilità. La denuncia del familiare è stata trasmessa alla direzione dell’istituto, al provveditorato e alla Regione. Alcuni detenuti di Sollicciano presentano fenomeni di febbre e pustole. La causa di questa potenziale epidemia potrebbe essere una contaminazione dell’acqua che sgorga dai rubinetti delle celle usata oltre che per lavarsi anche per bere da chi - e non sono pochi - non può permettersi di comprare la minerale al supermercato interno.

La segnalazione da un familiare di un detenuto - Il garante regionale dei detenuti, Giuseppe Fanfani, si è attivato dopo che ha ricevuto la segnalazione da un familiare di un detenuto: la lettera, oscurata delle generalità del recluso e della sua parente che ha firmato la missiva, è stata girata alla direzione del penitenziario, al provveditorato regionale dell’Amministrazione Penitenziaria (Prap) e al servizio sanitario della Regione Toscana. Secondo quanto è stato riferito nei colloqui con parenti e avvocati, alcuni detenuti sarebbero in cura con antibiotici ma i loro sintomi non accennerebbero ad affievolirsi. Per capire se l’origine dei malesseri fosse davvero l’acqua, potrebbe essere disposta un’analisi.

La relazione - L’ultima richiesta di aiuto da parte della popolazione di Sollicciano giunge a pochi giorni di distanza dalla presentazione della relazione del Garante Fanfani alla commissione Affari istituzionali del Consiglio regionali la relazione annuale sulle carceri. “L’attuale sistema detentivo non è di un Paese che si vuole definire civile”, ha detto Fanfani a proposito di Sollicciano e degli altri istituti di pena toscani, sottolineando “l’emergenza strutturale acuta” che affligge proprio il penitenziario fiorentino.

Sovraffollamento (al 158%), carenze mai del tutto superate dagli interventi tampone effettuati in questi anni, Sollicciano vanta anche il poco lusinghiero record di suicidi avvenuti nel 2025: 3 detenuti si sono tolti la vita in cella. Condizioni disumane che si riflettono sulla vita anche di chi lavora a Sollicciano. Ma che hanno ormai sdoganato i risarcimenti ai detenuti che fanno richiesta.

“Necessario un intervento massiccio sul carcere” - Umidità e muffa nelle celle, condizioni igieniche assenti nei bagni, in molti dei quali non funzionava lo scarico del water o quello del lavandino, presenza di cimici ed altri insetti: anche in occasione dell’inaugurazione dell’anno giudiziario, l’allora presidente reggente della corte d’appello, Isabella Mariani, ha ribadito la necessità di un intervento massiccio sul carcere. Che forse solo soltanto abbattendolo, e costruendolo nuovo, potrebbe sanare quelle problematiche che si porta dietro sin dalla sua costruzione, negli anni ‘80, su un terreno paludoso e con materiali di scarsa qualità.