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di Pietro Mecarozzi

La Nazione, 8 luglio 2026

La procura sta cercando di individuare i responsabili delle condotte ai danni di agenti, medici e reclusi impiegati dall’amministrazione. Il gip: “Ambienti (sequestrati) sporchi e insalubri”. Ben 446 reclami presentati da altrettanti detenuti al tribunale di sorveglianza di Firenze nell’arco di tre anni. Sette suicidi dal 2023 a febbraio 2026 e 195 tentati suicidi nello stesso periodo. Sono solo alcuni dei preoccupanti dati che, insieme a testimonianze, documenti e sopralluoghi, fotografano nelle carte dell’inchiesta della procura di Firenze la situazione horror di Sollicciano. Nell’ordinanza del gip Alessandro Moneti di fine maggio - di cui la procuratrice capo Rosa Volpe ha negato la diffusione ai giornalisti - viene ripercorsa la (triste) storia del penitenziario fiorentino e le condizioni disastrose in cui versa attualmente l’istituto.

Muffa, cimici, topi e infiltrazioni hanno portato al sequestro preventivo di 7 sezioni e al trasferimento (ancora in corso) di oltre 200 detenuti. Ieri, intanto, si è tenuta l’udienza davanti al tribunale del Riesame: il Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria (Dap) ha impugnato il sequestro preventivo perché, stando a quanto emerso in aula, le celle sono “possono essere considerate luogo di lavoro”.

L’inchiesta coordinata dalla pm Christine Von Borries, ipotizza nello specifico reati legati alla violazione delle norme sulla salute e sicurezza nei luoghi di lavoro: i locali di Sollicciano, si legge nell’ordinanza, “si presentano sporchi, insalubri e in pessime condizioni igieniche, con tracce di incendio, umidità e infiltrazioni e la presenza di animali infestanti”, quindi “non conformi” alle norme in essere per i luoghi di lavoro (in questo caso di polizia penitenziaria, medici, infermieri, e detenuti lavoratori). Le indagini sono ancora in corso e rimangono a carico di ignoti: stando a quanto trapela, gli inquirenti stanno cercando di individuare il datore di lavoro. Le attenzioni di chi indaga potrebbero ricadere sui vertici del Dap, su quelli del Provveditorato Regionale che ha in gestione i penitenziari, e perfino su chi dirige oggi Sollicciano. Il giudice si è riservato e deciderà nei prossimi giorni.

C’è poi la questione dei fondi. Tra celle con “fili elettrici scoperti a vista”, quadri elettrici “privi di coperchio”, distacchi di intonaco e “perdite di acqua nei wc”, il datore di lavoro, per gli inquirenti, ha “omesso di destinare somme che consentissero di effettuare i lavori”. Ignorando non solo le contestazioni di vigili del fuoco e Asl formulate dopo ogni sopralluogo, ma anche gli ordini impartiti dai giudici che nel tempo hanno accolto le istanze dei detenuti.

Quanto al sovraffollamento: tra posti letto regolamentari e posti letto effettivi - ovvero quelli presenti all’interno delle singole camere per fronteggiare “l’atavico stato di sovraffollamento” - la percentuale di affollamento si attesta sul 160%: con 366 posti per 581 detenuti. Di questi, almeno 150 “lavorano alle dipendenze dell’amministrazione penitenziaria”, e per loro, scrive il giudice, “non è garantita la sicurezza chiesta dal legislatore”. In quanto ogni giorno che passa “implica l’esposizione a una situazione di insalubrità e di pericolo per la propria incolumità fisica” di poliziotti e detenuti. Nel frattempo, a soffiare sulle ceneri della polemica ci ha pensato la direttiva interna del Provveditorato regionale, che ha disposto che gli istituti utilizzino “tutti gli spazi disponibili fino al raggiungimento del limite indicato, e se necessario anche oltre, adottando in tali casi ogni iniziativa ritenuta opportuna, compresa la collocazione di brande o materassi a terra”. “Dopo l’ultima visita a Sollicciano ci rendiamo conto che c’è un fortissimo senso di disorientamento - commenta Dmitrij Palagi di Sinistra Progetto Comune -. Ai problemi già noti che hanno portato ai sigilli di alcune sezioni si aggiunge una totale assenza della politica: non è chiaro chi coordina, chi decide, quali sono le alternative a un sistema contrario a qualsiasi principio. Comune, Regione e Governo non possono giocare allo scaricabarile. Serve portare fuori da Sollicciano chiunque può avere accesso a percorsi alternativi, a cui non accede solo per ostacoli sociali. La scossa che arriva dai tribunali deve riguardare la politica, senza essere scaricata su popolazione detenuta e polizia penitenziaria, o il resto del personale che ci lavora”.