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di Valentina Marotta

Corriere Fiorentino, 26 luglio 2024

Tutti con Tuoni dopo l’ultimatum del Dap. A San Gimignano è un caso il pignoramento delle borse di studio a due detenuti. I vertici della giustizia toscana: subito interventi strutturali. Funaro: dal ministero zero fatti. Dopo l’ammenda comminata dal Dap alla direttrice di Sollicciano Antonella Tuoni, e i 90 giorni di tempo per “sanare” i problemi del carcere, dalla sindaca di Firenze Sara Funaro al presidente dell’Ordine degli avvocati Sergio Paparo, si è sollevata unanime un’ondata di solidarietà nei confronti della direttrice della casa circondariale. Il caso del degrado delle celle arriva al Consiglio superiore della magistratura dopo le parole del magistrato di sorveglianza sull’acqua calda che non sarebbe un diritto ma una “fornitura alberghiera”: il consigliere Ernesto Carbone ha chiesto di aprire una pratica a tutela dei diritti dei detenuti “contro provvedimenti illegittimi”.

L’affaire Sollicciano finisce al Csm. Il consigliere Ernesto Carbone ha chiesto di aprire una pratica per tutelare i diritti fondamentali dei detenuti del carcere “contro provvedimenti illegittimi e discriminanti della magistratura di sorveglianza di Firenze”. Il riferimento è al magistrato che affermò che l’acqua calda non fosse un diritto essenziale garantito al detenuto ma “una fornitura che si può pretendere solo in strutture alberghiere”. La decisione è pendente in Appello, ma il Csm non ha perso tempo. “La giurisprudenza nazionale e della Corte Europea dei diritti dell’uomo - spiega Carbone - afferma che la mancanza di acqua calda integra una patente violazione dell’art. 3 Cedu, che proibisce trattamenti o pene disumani o degradanti”.

Ma la questione del penitenziario fiorentino, tornato sotto i riflettori con la protesta dei detenuti per le condizioni inumane e degradanti dopo il suicidio di un recluso di 20 anni, è diventa anche un caso politico. Il giorno dopo la sanzione e l’ultimatum del Dipartimento di amministrazione penitenziaria alla direttrice di Sollicciano, tutti fanno quadrato intorno ad Antonella Tuoni. A partire dalla sindaca Sara Funaro: “Ringrazio la direttrice per il difficile lavoro che sta portando avanti nel carcere di Sollicciano, dove c’è una situazione di emergenza e criticità che segnaliamo da anni”. Poi va subito al nocciolo: “Il carcere andrebbe demolito e ricostruito completamente. È necessario un intervento strutturale da parte del ministero”. Ma finora “tante parole e zero fatti. È una vergogna ed è chiaro che per il governo la riqualificazione di Sollicciano non è una priorità. È grave che sia stato respinto l’emendamento presentato dai parlamentari eletti in Toscana per mettere 20 milioni in più per gli interventi nel carcere. Serve un istituto che permetta l’attuazione dei principi costituzionali”.

In nome della Costituzione chiede “risorse e finanziamenti dedicati” l’assessore al welfare Nicola Paulesu, “perché il carcere possa svolgere anche la sua funzione rieducativa e riabilitativa e dare una prospettiva di vita a chi ha la volontà di rimettersi in gioco”. Su Sollicciano e sul sistema carcerario punta il dito anche il presidente del consiglio dell’Ordine degli avvocati di Firenze Sergio Paparo, che ieri ha chiamato a raccolta all’auditorium Adone Zoli colleghi e vertici degli uffici giudiziari del distretto della Toscana. “Non si può addebitare la responsabilità al direttore dell’istituto penitenziario rispetto a criticità che sono ha esordito in una sala gremita e attenta. “Quando c’è un’emergenza bisogna intervenire sull’emergenza - ha proseguito il presidente - l’emergenza oggi sono il sovraffollamento e le condizioni disastrose. Ci sono misure e proposte in Parlamento che però non hanno trovato ingresso nel decreto legge Nordio. Bisogna far sentire la nostra voce contro un sistema carcerario non più tollerabile. Per questo occorre sollecitare Governo e Parlamento ad azioni concrete”. Trova “inaccettabile che la questione carceraria venga considerata solo ai fini di propaganda politica”. Il riferimento è esplicito al sottosegretario Andrea Del Mastro “che ha proposto di risolvere il sovraffollamento rispedendo i detenuti nei Paesi di origine”. Bisogna agire subito: tutti d’accordo. A partire dal presidente della Corte d’appello Alessandro Nencini: “Non è buonismo ma avere condizioni umane di vita nel carcere vuol dire restituire, al momento dell’uscita del carcerato, una persona forse migliore”. Anche per il procuratore generale Ettore Squillace Greco la questione va risolta “con interventi concreti e immediati, hic et nunc, perché mentre noi parliamo un altro disgraziato si toglie la vita. Le carceri italiane ospitano 10.200 detenuti in più rispetto a quelli che potrebbero contenere”. “Il problema è che l’Italia è fuori legge: non rispetta gli obblighi internazionali fondamentali e la dignità umana”, aggiunge il procuratore capo di Firenze Filippo Spezia.