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di Andrea Vivaldi

La Repubblica, 16 dicembre 2025

Tanti detenuti, pochi agenti, e tutto cade a pezzi. Si discute da anni del futuro del penitenziario fiorentino, senza decidere. La crisi più buia del sistema carcerario è dietro le sbarre di Firenze: il penitenziario di Sollicciano. Lì, tra celle fradice dove l’acqua piove sui diritti dei detenuti. Dove chi dorme nella brandina più alta spesso non può mettersi in ginocchio perché il soffitto è a un palmo dal naso, e le cimici infestano pareti e materassi. E mordono chi sconta la pena. Mentre il presidente del Senato Ignazio La Russa (grande amico dell’ex sindaco di Roma Gianni Alemanno in cella a Rebibbia) avanza l’idea un improbabile decreto svuota-carceri gettando lo scompiglio nel campo della destra, che sulla proposta si divide, gli avvocati entrano ed escono dai varchi di Sollicciano con rassegnazione, citando ogni volta la Costituzione: “Le pene dovrebbero rieducare”. Difficile, quasi impossibile, per un complesso che fa i conti con problemi strutturali, sovraffollamento, carenze di personale. I numeri sono spietati: a metà 2024 gli atti di autolesionismo nel penitenziario erano passati, rispetto all’anno precedente, da 44 a 386 (+777 per cento). Ad essi si aggiungono 75 tentativi di suicidio.

Un dramma che è proseguito nell’ultimo anno con suicidi, aggressioni, decessi sospetti. “La sofferenza qui va oltre la pena” ha detto Sergio Affronte, sostituto procuratore generale a Firenze. “È un carcere del quarto mondo”. In questo quadro non mancano le difficoltà per chi è chiamato ad essere la guida, visto anche il valzer di diversi direttori in pochi mesi, con le redini ora affidate a Valeria Vitrani.

3 gennaio 2025

Si impicca a 25 anni, aveva già provato a morire L’anno si apre con l’impiccagione di un detenuto egiziano di 25 anni. È da solo quando si toglie la vita, benché ci avesse già provato. Un gesto estremo pochi giorni dopo il suicidio di un ragazzo somalo di 28 anni, forse morto per un mix di farmaci e alcol, che sarebbe uscito di lì a pochi mesi. Per le condizioni del penitenziario, aveva fatto ricorso chiedendo di essere spostato. Ma non ha fatto in tempo a ricevere la risposta.

15 febbraio

Un’altra vittima e il Comune protesta All’alba, un uomo di 39 anni, cittadino rumeno, s’impicca con un laccio rudimentale in un bagno. Era appena arrivato, trasferito da Siena, e attendeva il giudizio sulla sua pena. Il terzo suicidio in neppure due mesi. L’assessore comunale al welfare, Nicola Paulesu, parla di un penitenziario “in condizioni disumane e prive di dignità per i detenuti e chi vi lavora. Inaccettabile”.

29 marzo

Insetti e mura fradice. I magistrati: chiudiamolo - Anche le toghe si schierano Magistratura democratica, componente dell’Anm, dopo un sopralluogo nel penitenziario, chiede “la chiusura degli spazi detentivi fino alla loro completa ristrutturazione (che dipende dal ministero, ndr). Non sono in condizione di rimanere aperti”. Il segretario della sezione toscana, Filippo Focardi, tratteggia una “situazione drammatica e in drastico peggioramento negli ultimi due anni. Molti detenuti, terminata la pena, saranno reimmessi senza interventi di rieducazione: qui sono impossibili”. All’appello si unisce l’associazione Antigone. Quello che hanno visto nell’istituto lascia senza parole: ai detenuti vengono dati spazzoloni nel disperato tentativo di levare un po’ della muffa che riempie le pareti delle celle. Alcuni corridoi sono pieni di acqua e i carcerati provano a toglierla a secchiate. Materassi pieni di cimici, uomini e donne pieni di morsi. Gas dei fornellini usato per uccidere gli insetti. I magistrati mandano una lettera a Regione, Comune e ministero. “Nessuno” scrivono “può consentire che una simile situazione si protragga ulteriormente”. Chi è entrato nel carcere dice che “risulta difficile esprimere l’orrore provato nel vedere le condizioni in cui lo Stato fa vivere persone che ricadono completamente sotto la sua responsabilità”.

Aprile

In poco tempo duecento cause - In un anno, da marzo 2024, circa duecento detenuti hanno presentato ricorsi, supportati dall’associazione Altro Diritto, lamentando trattamenti degradanti e inumani. Alcuni chiedono risarcimenti. Nelle settimane precedenti, il giudice Simone Silvestri (Magistratura democratica) aveva detto: “Una situazione come quella di Sollicciano non l’abbiamo trovata in altre carceri d’Italia. C’è un rischio esplosione in ogni momento”.

8 giugno

Aggressioni e incendi dolosi - Due detenuti appiccano un incendio nella sezione accoglienza, forse dopo una lite degenerata per la mancanza di tabacco da fumare. Un agente finisce in ospedale per problemi respiratori, altri sono visitati per tosse e bruciori. Appena pochi giorni prima, l’ennesima aggressione a un poliziotto nel reparto maschile.

30 giugno

Lancio di oggetti dalle finestre - Alcuni reclusi incendiano tessuti e oggetti, che poi lanciano dalle finestre. Prende fuoco un pergolato. Dalla struttura si alza una colonna di fumo nero.

4 luglio

Perdere la vita nella cella-forno - La struttura ribolle. Un uomo di 57 anni, con problemi psichiatrici, detenuto in una delle stanze del carcere senza neppure un ventilatore, viene trovato morto per un malore. Già due anni prima erano esplose le proteste per il caldo (il termometro segnava oltre 40 gradi, ma non c’era ventilazione). Difficile anche dormire la notte nei letti a castello che quasi sfiorano il soffitto.

18 luglio

L’acqua alle caviglie, all’opera con i secchi - Si allaga completamente il reparto Articolazione tutela salute mentale (Atsm), e come se non bastasse, non funzionano le docce. Secchi nelle celle, nei corridoi e nelle stanze sanitarie in entrambi i piani del reparto, sia in quello superiore dove ci sono le celle, sia in quello inferiore dove si svolgono le attività riabilitative. Per giorni i detenuti restano chiusi in cella, senza niente da fare e senza momenti di socialità.

Agosto

Manca il personale: pranzo e cena al mattino - Nella sezione femminile, a causa della scarsità di agenti accentuata dalle vacanze estive, le vaschette con la cena sono lasciate nelle celle già la mattina. E restano lì tutto il giorno, senza frigoriferi né forni: non c’è nessuno che possa consegnarle all’ora giusta.

7 settembre

“Elena vi saluta”: è il terzo suicidio - All’alba si toglie la vita una ragazza di 26 anni, condannata in primo grado a quattro anni e otto mesi. Sul muro della cella la scritta “Elena vi saluta”. Il suo avvocato, Luca Maggiora, stava per presentare l’istanza per farla trasferire ai domiciliari. “Le persone in carcere muoiono inascoltate e abbandonate” dice Maggiora. “È il fallimento di una società che non sa riconoscere i valori della giustizia, che predica solidarietà ma emargina gli ultimi”. Solo il giorno prima alcune recluse avevano appiccato un incendio: intossicati in otto.

30 ottobre

Troppa gente, impossibile lavorare - Il sovraffollamento è cronico. Il 30 ottobre, con 502 posti disponibili, ci sono 558 detenuti, di cui 360 stranieri: la percentuale più alta d’Italia. Il ministero ha da tempo avviato alcuni interventi di ristrutturazione: sono stati rifatti, ad esempio, gli impianti elettrici, e sono stati bonificati i locali interrati. Ma le complicazioni non mancano: i lavori per la videosorveglianza, emerge a ottobre da una risposta del ministero al presidente della commissione controllo di Palazzo Vecchio, si sono interrotti a luglio per “l’impossibilità di sfollare anche solo parzialmente i reparti detentivi”. Insomma, i detenuti sono così numerosi, che è impossibile montare le telecamere.

Ottobre

Un solo uomo in più: la beffa dei rinforzi - I sindacati di polizia invocano nuovi arrivi. Dal ministero annunciano 76 agenti in più. Ma per la Uilpa Toscana è una beffa: 61 dei dipendenti già presenti sono destinati a spostarsi a breve e altri 14 andranno in pensione entro marzo. Di fatto, spiega il sindacato, sarà assunto solo un giovane in più. Sperando che non dia le dimissioni, viste le condizioni in cui si lavora. È capitato anche che un agente si sia dimesso il suo primo giorno di servizio. I poliziotti, denuncia il segretario generale della Uil Pa Toscana, Eleuterio Grieco, hanno ormai accumulato migliaia di ore di straordinari e giorni di ferie da smaltire.

25 novembre

Salta l’acqua calda e scende il gelo - Martedì 25, circa settanta detenuti si rifiutano di entrare nelle celle a causa della mancanza di acqua calda. I reclusi hanno chiesto la presenza del comandante e della direttrice della struttura perché si rendano conto della situazione.

Dicembre

Ancora pioggia, ancora secchi - Le piogge autunnali bagnano di nuovo chi vive a Sollicciano. “Piove sui detenuti provati dalla sofferenza. Piove sugli agenti di polizia penitenziaria che si organizzano con i secchi per raccogliere l’acqua piovana” denuncia Stefano Cecconi, vicepresidente dell’associazione di volontari Pantagruel. “Intanto fuori si discute di progetti e di promesse”.