sito

storico

Archivio storico

                   5permille

   

di Jacopo Storni


Corriere Fiorentino, 30 luglio 2021

 

C'entra l'isolamento forzato causa pandemia, ma non solo. Cruccolini: "Non è sinonimo di problemi psichiatrici, spesso manca l'ascolto". Sollicciano è il carcere in Italia con più episodi di autolesionismo: 105 ogni 100 detenuti, contro la media nazionale di 23. A rivelarlo è l'associazione Antigone nella sua relazione annuale sullo stato delle carceri italiane. Sollicciano è il carcere italiano con il più alto numero di episodi di autolesionismo.

Se la media italiana è di 23 episodi ogni cento persone, qui si raggiunge la cifra record di 105 casi ogni 100 detenuti. A rivelarlo sono i dati redatti dall'associazione Antigone nella relazione annuale sullo stato delle carceri italiane. A pesare c'è sicuramente la pandemia e l'isolamento ancora maggiore dei detenuti, che per lunghi mesi sono stati lontano dai propri familiari e chiusi per più tempo all'interno delle proprie celle. Ma non solo.

A Sollicciano c'è una elevatissima presenza di detenuti in terapia psichiatrica, il 39,5 per cento dei presenti (erano il 27,6 per cento nel 2019) sul territorio nazionale, mentre i reclusi che fanno uso di psicofarmaci superano la metà del totale e il 10 per cento sono pazienti con problematiche psichiatriche gravi. Sono invece 200 i carcerati con dipendenze.

A fronte di questo, sottolinea l'associazione Antigone, c'è una scarsa disponibilità di interventi terapeutici: in media negli istituti visitati per 100 detenuti erano erogate 8,8 ore settimanali di intervento psichiatrico e 16,7 ore settimanali di sostegno psicologico. Un discorso che vale anche per Sollicciano, afferma Alessio Scandurra di Antigone, secondo il quale "servirebbero più strutture di tipo comunitario all'esterno del penitenziario per permettere il decongestionamento di detenuti con problematiche psichiatriche". Solo nel 2020, sono stati circa 700 gli atti di autolesionismo. L'ultimo grave in ordine di tempo a inizio luglio, quando un recluso si è chiuso in bagno con un lenzuolo e una lametta da barba: prima ha tentato di strozzarsi, poi si è tagliato la gola ed è stato ricoverato all'ospedale di Torregalli.

Permane importante anche il sovraffollamento, che a è pari al 146 per cento, più alto rispetto alla media nazionale (i reclusi complessivi sono circa 650). Ancora pochi i reclusi che lavorano, sono soltanto il 20 per cento, contro una media nazionale del 33 per cento. Criticità anche sul fronte rieducativo visto che c'è soltanto un educatore ogni 163 reclusi, a differenza di una media italiana di un educatore per 79 persone.

"Il problema dell'autolesionismo - ha commentato il garante dei detenuti di Firenze Eros Cruccolini - non è sinonimo di problematiche psichiatriche, spesso succede perché i reclusi non sono ascoltati o magari non hanno lavoro. Il reparto psichiatrico a Sollicciano funziona bene, quello che occorre è rendere effettivo un progetto benessere in carcere per tenere impegnati professionalmente i detenuti perché il lavoro è terapeutico".

Parole simili da Franco Scarpa, responsabile psichiatria in carcere nell'Asl Toscana Centro: "Il disagio psichico è spesso legato alle difficoltà di condizioni di vita in cella, alla mancanza di stimoli allo sviluppo come il lavoro, la formazione, le relazioni sociali, l'attività fisica".

Spiega la direttrice Salute carcere penitenziari fiorentini Sandra Rogialli: "La questione psichiatrica è relativamente psichiatrica ma legata alle condizioni di Sollicciano, che ha condizioni di promiscuità di detenuti e una situazione strutturale pesante su cui l'amministrazione sta intervenendo".