di Stefano Fabbri
Corriere Fiorentino, 14 luglio 2026
Anche se questo genere di errori si verificano se sbagli una o con una a, oppure se nel testo salta un “non” che avrebbe cambiato senso a una frase che, a rileggerla, era scritta per dire proprio quello che tutti avevano chiaramente capito, senza ombra di equivoci. Ma l’importante è ripensarci. Magari facendo restare male chi invece di materassi a terra tra le blatte avrebbe augurato ai detenuti un pagliericcio. Ci dimenticheremo dei trasferimenti di decine di detenuti divisi tra lo sconforto di scontare la pena lontano dalle famiglie o da programmi di reinserimento e la certezza che ogni carcere è meglio di Sollicciano.
A suo modo lo certifica anche il rigetto da parte del Tribunale del riesame del ricorso presentato dal Ministero della giustizia avverso la parte sostanziale della decisione con cui i giudici hanno fatto apporre i sigilli a 7 sezioni le cui condizioni sono oltre l’immaginabile. Trasferimenti che comunque non allevieranno la vita di chi resta recluso e di chi ci lavora, aumentando quel sovraffollamento in cui già versano gli altri istituti della Toscana e che, spiega il segretario regionale Uil della polizia penitenziaria Eleuterio Greco, “è il vero grande ostacolo a qualsiasi forma di attività di rieducazione e reinserimento”. La fine del solleone si porterà via anche gli interrogativi sui lavori di ristrutturazione, il cui ultimo annuncio risale a poco più di due settimane fa. Tutti temi che tanti, troppi, aderenti al partito “Buttate-via-la-chiave” giudicano inutili da affrontare, poiché è loro convinzione che la pena inflitta, per quanto giusta, non sia mai sufficiente. L’estate sta finendo. Ma fa presto a tornarne un’altra, altrettanto invivibile senza scelte serie e profonde. Ma chi glielo dice a chi resta in carcere?









