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di Mauro Bonciani

Corriere Fiorentino, 22 dicembre 2024

L’arcivescovo di Firenze Gherardo Gambelli ha voluto continuare la tradizione dell’incontro con i giornalisti alla vigilia di Natale. E ieri ha invitato tutti a gesti di solidarietà verso chi è solo o soffre, chiedendo anche un concreto cambio di passo per risolvere i problemi del carcere di Sollicciano. Senza dimenticare le tragedie di Calenzano e San Felice a Ema. Ha voluto continuare la tradizione dell’incontro con i giornalisti alla vigilia di Natale. E ieri l’arcivescovo Gherardo Gambelli ha invitato tutti a gesti di solidarietà verso chi è solo o soffre, chiedendo anche un concreto cambio di passo per risolvere i problemi del carcere di Sollicciano. Un’ora di riflessioni e parole sui problemi della città e della Diocesi, dall’emergenza casa alle recenti tragedie di Calenzano e di San Felice a Ema, l’insegna del suo stile, anche confidenziale come quando ha rivelato “tornando dall’Africa mi sono trovato alle prese con lo Spid e cose simili, con tanta burocrazia, mi è venuta voglia di tornare indietro”, strappando un sorriso.

“Gli eventi tragici di questi giorni ci interrogano e sarà il terzo Natale in un clima di guerra. La Chiesa vuole essere vicina alle persone che soffrono - ha esordito. Da qui anche un messaggio di cordoglio nei confronti della famiglia di San Felice a Ema e il 23 faremo una veglia di preghiera al Galluzzo. La preghiera ci permette di trovare la forza interiore per rialzarci e per poter veramente stare vicino a coloro che vivono delle situazioni di sofferenza. Penso anche ai familiari delle vittime dell’incidente a Calenzano, e a tante altre situazioni come quella di febbraio all’Esselunga in via Mariti”. “Un Natale che sarà però di speranza - ha proseguito - Ho scritto questo augurio: “sii tu la luce che vorresti vedere nel mondo”. Sono tornato da poco dall’Africa e mi sembra che le luci natalizie si accendano sempre prima: questo forse ci impedisce di accogliere la vera luce che deve illuminare il cuore. Tante sofferenze nascono dall’egoismo, dalla globalizzazione dell’indifferenza. Ma sono anche tempi in cui germoglia la speranza. Questi sei mesi sono stati molto intensi, tanti incontri, e ho conosciuto tante realtà che mi hanno riempito di gioia, ho visto tanto bene nascosto. Per i cambiamenti c’è bisogno di pazienza, con il coraggio dei piccoli gesti e delle azioni di ogni giorno”.

Gambelli ha sottolineato l’emergenza abitativa - “L’impegno che la Caritas sta mettendo è importante, ci vuole anche una sensibilizzazione attraverso le parrocchie, le associazioni cattoliche” - e quella di Sollicciano, di cui è stato per quasi due anni cappellano, dopo il suo ritorno dall’Africa e prima della nomina di Bergoglio.

“Un’attenzione particolare, anche nel Giubileo della speranza che si sta per aprire è per i carcerati, con cui sono stato a celebrare la messa in questi giorni. Del carcere se ne parla molto ma si agisce poco. Non ho trovato grande differenza rispetto a quando ero lì come cappellano, ci sono molte situazioni critiche - ha sottolineato - Si fa poco per accompagnare chi è a fine pena. Il sovraffollamento non aiuta il percorso riabilitativo, la recidiva è molto alta, tante persone escono e rientrano. E se non c’è attenzione alla rieducazione non si può neanche parlare di sicurezza in città”.

E sulla scelta di celebrare la messa di Natale alle Piagge, da don Santoro, e non in Duomo (dove celebrerà il cardinale Giuseppe Betori) ha spiegato: “L’idea è nata da un incontro con don Alessandro Santoro, che ben conosco. Sarò alle Piagge per esprimere vicinanza a coloro che si impegnano nei confronti delle persone più povere, che attraverso la solidarietà aiutano queste persone a portare la croce, e per far sapere loro che sono sempre al centro delle nostre attenzioni. Sarà l’inizio di un percorso non un riflettore acceso una tantum, come si “fosse allo zoo”.

“Essere lì è un modo per incoraggiare una Chiesa in uscita, che va verso le periferie: interpreto molto il ruolo del vescovo come chi è chiamato a dire una parola di incoraggiamento... - ha sottolineato - Il vescovo è come l’allenatore che deve incitare i suoi giocatori ad andare avanti, insieme si fanno cose belle. Non soltanto siamo chiamati a lavorare per rendere il mondo più giusto, ma anche a metterci in ascolto della sapienza delle persone più povere”.

Gambelli non ha escluso in futuro un Sinodo della chiesa fiorentina, e per il Giubileo 2025 proporrà anche alcuni momenti di riflessione in Duomo, nelle sale dell’Acec saranno proiettati film sulla speranza e “ci sarà anche la possibilità di un percorso biblico a partire dalla Porta del Paradiso nel museo del Duomo”.

Infine l’augurio alla città e ai fiorentini: “Mi piacerebbe che accanto alla bellezza dei monumenti noi vivessimo la bellezza dei gesti di solidarietà. Faccio i miei più cari auguri a tutte e tutti di poter trovare proprio la festa del Natale la luce della speranza. L’augurio è di cercare veramente, soprattutto il giorno di Natale, di fare un gesto di amicizia, un gesto di solidarietà, in modo particolare verso chi è più solo, chi vive situazioni di sofferenza. Ogni volta che noi cerchiamo di fare un piccolo gesto nei confronti di qualcuno che sta vivendo una sofferenza, questo riempie il nostro cuore di gioia. L’egoismo è sempre alla radice della tristezza”.