di Valentina Marotta e Antonella Mollica
Corriere Fiorentino, 21 giugno 2026
Al vaglio l’apertura dei due padiglioni delle Sughere ristrutturati e mai collaudati. C’è tempo fino a giovedì per completare il trasferimento dei primi 66 detenuti da Sollicciano ad altre otto strutture in Toscana. Tra loro ci sono anche alcuni reclusi che finiranno di scontare la pena tra pochi mesi. La maggior parte di questo primo gruppo andrà a Prato (17) e Porto Azzurro (13), istituti entrambi alle prese con problemi di sovraffollamento. Gli altri a Pisa (10), Massa (8), Pistoia (5), all’istituto a custodia attenuata Mario Gozzini di Firenze (4), Siena (4)e Massa Marittima (4). Uno solo finirà a Volterra, carcere modello con detenuti che hanno una lunga pena da scontare.
“Senza lavori a Sollicciano non resterebbe che la definitiva chiusura e il trasferimento degli oltre 500 detenuti in altre strutture” era stata la profetica previsione dell’ex presidente del tribunale di Sorveglianza Marcello Bortolato all’ultima inaugurazione dell’anno giudiziario. Allarme rilanciato dalla reggente della Corte d’appello Isabella Mariani: “Lavori radicali o chiusura”. Cinque mesi dopo - martedì scorso - è arrivato il sequestro del gip per sette sezioni con 230 detenuti in totale da sistemare altrove.
Al Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria si sta già lavorando alla prossima tranche di 30 detenuti da spostare sempre in Toscana che con le sue 15 strutture è al terzo posto in Italia (dopo Sicilia e Lombardia) per numero di istituti. In tutta la regione i detenuti sono oltre 3.400 ma i posti disponibili sono circa 2.600. Per questo sembra che a Roma qualcuno stia valutando la possibilità di utilizzare i due padiglioni del carcere delle Sughere di Livorno, ancora chiusi per mancanza di collaudo, dopo la ristrutturazione, per sfollare i detenuti di Sollicciano. I restanti 134 detenuti che restano da trasferire andranno fuori regione.
Nel carcere della Dogaia i posti disponibili sono 542 ma i detenuti attualmente sono a quota 610. Secondo l’ultimo report del Garante nazionale dei diritti dei detenuti ci sarebbe un sovraffollamento del 110 per cento. A quanto pare nell’istituto non ci sono celle libere e questo avrebbe già scatenato le proteste di alcuni detenuti già provati da problemi di spazio. Secondo una recente perizia della Camera penale di Prato le celle sono troppo piccole per ospitare tre detenuti. Questo ha portato il Tribunale di Sorveglianza a riconoscere a diversi detenuti la riduzione della pena con liberazione anticipata di 1 giorno ogni 10 scontati in condizioni degradanti oppure, nei casi di detenzione già conclusa, un risarcimento di 8 euro per ogni giorno di trattamento inumano in cella.
La situazione non è meno critica nel carcere di Porto Azzurro, una fortezza spagnola del diciassettesimo secolo, che ha una capienza di 320 posti e oggi ospita 400 persone. Fino a pochi anni fa i detenuti erano in numero inferiore rispetto alla capienza ma negli ultimi tempi è diventato la valvola di sfogo delle situazioni difficili degli altri istituti penitenziari. La scorsa estate c’è stata una rivolta, con alcuni detenuti che hanno dato fuoco a suppellettili in due celle mandando all’ospedale sei agenti. I sindacati di polizia allora avevano lanciato l’allarme: “Porto Azzurro è una polveriera pronta ad esplodere” per l’invio indiscriminato di detenuti problematici, spesso già protagonisti di violenze in altri istituti. Il problema maggiore riguardano le persone con problemi psichiatrici che mettono a dura prova il personale penitenziario e sanitario. Spesso è necessario ricorrere all’ospedale di Livorno, perché all’isola d’Elba manca il reparto psichiatrico. Anche le visite dei familiari per chi è detenuto a Porto Azzurro diventa un’impresa quasi impossibile, vista la difficoltà a raggiungere la struttura che si trova in cima a un promontorio. Celle strette e affollate, con bagni a vista, si trovano anche nel carcere Don Bosco di Pisa, una struttura vecchia e fatiscente che ospita circa 90 detenuti in più della capienza.










