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di Jacopo Storni

Corriere Fiorentino, 1 luglio 2026

Il racconto dei volontari di Pantagruel: in carcere 10 giorni con 40 gradi. È una tortura, non una pena. Era entrato in carcere a metà giugno per scontare una condanna a quattro anni di reclusione. Aveva 75 anni, era italiano e pochi mesi prima era stato colpito da un ictus che gli aveva lasciato un braccio semiparalizzato e pesanti conseguenze sul piano fisico. Domenica scorsa si è sentito male nella sua cella, è stato trasportato d’urgenza all’ospedale San Giovanni di Dio, dove è morto per meningite. La notizia è stata comunicata lunedì mattina all’assistente sociale che lo seguiva. A raccontare il fatto e gli ultimi giorni dell’uomo sono adesso i volontari di Pantagruel che lo avevano incontrato nel penitenziario dopo il suo ingresso. Ricoverato nel centro clinico dell’istituto, appariva già in condizioni estremamente precarie. “Gli ho portato dei vestiti - racconta Stefano Cecconi - Aveva un braccio paralizzato a causa dell’ictus e i polpacci e gli stinchi erano praticamente neri, tra cicatrici e problemi di circolazione sanguigna. Lui diceva di non stare malissimo, forse anche grazie alla disponibilità degli agenti di polizia penitenziaria, degli infermieri e dei volontari”.

Le sue condizioni, però, sarebbero peggiorate rapidamente. Sabato, tornando a trovarlo, il volontario dell’associazione si è sentito rispondere che non era opportuno entrare perché il detenuto non riusciva più ad alzarsi dal letto oppure, quando tentava di farlo, cadeva quasi subito. “L’infermiere di turno non sapeva come gestire la situazione. Forse sarebbe stato il caso di disporre un ricovero immediato, anche considerando il caldo torrido di questi giorni e quello ancora più torrido dentro il carcere di Sollicciano”. Il giorno successivo è arrivato il malore, quindi il trasferimento in ospedale e infine il decesso.

L’uomo viveva da solo in un alloggio del Comune di Fiesole e aveva come unico familiare una cugina. Ha sempre vissuto a Compiobbi ed era conosciuto dalle associazioni di volontariato della zona. Ha vissuto prima con la madre, poi deceduta, e lui è rimasto solo. Cecconi dell’associazione Pantagruel parla di una morte che impone una riflessione sulle condizioni di detenzione delle persone anziane e gravemente malate. “Dieci giorni in carcere, con temperature vicine ai 40 gradi e in una situazione sanitaria come la sua, non sono una pena da scontare ma una tortura da applicare. È morto dopo appena dieci giorni di detenzione. L’articolo 27 della Costituzione, che impone che le pene siano conformi al senso di umanità, in questa vicenda non è stato rispettato. È allucinante che un uomo di 75 anni, nelle sue condizioni di salute, sia stato rinchiuso in carcere, per di più in un istituto già privo di posti disponibili dopo il recente sequestro di sette sezioni”. Sulla morte del detenuto resta ora da chiarire se il suo quadro clinico fosse compatibile con la permanenza in carcere e se le sue condizioni avrebbero richiesto un ricovero ospedaliero anticipato o misure alternative alla detenzione. Nel frattempo, dopo il sequestro delle sezioni a causa delle condizioni fatiscenti, continua il trasferimento di oltre cento reclusi da Sollicciano ad altri istituti della Toscana.