di Valentina Marotta e Jacopo Storni
Corriere Fiorentino, 11 settembre 2026
Per il gip Moneti c’è da aspettare che l’Asl indichi i lavori da fare e come farli Il sottosegretario Balboni: fondi stanziati, ma la ristrutturazione non può iniziare. Un’altra partita giudiziaria si gioca su Sollicciano. Il ministero della Giustizia, che non aveva impugnato il provvedimento di conferma del sequestro emesso dal Riesame per sette sezioni del carcere fiorentino ritenute in condizioni disumane, chiede di nuovo la revoca dei sigilli ma incassa un altro rifiuto dal gip. E allora ricorre, ancora una volta, al Tribunale del Riesame. Ad annunciare la mossa è il sottosegretario alla Giustizia Alberto Balboni. Il sequestro - sostiene - “ha determinato, come conseguenza evidentemente non valutata in modo adeguato, un ritardo nei lavori di ristrutturazione dell’istituto per i quali il Dap aveva da tempo già stanziato i fondi necessari ed era da tempo pronto a procedere nell’esecuzione. Si allontana, quindi, paradossalmente il momento in cui le sezioni risanate potranno riaccogliere i detenuti” con la “conseguente diminuzione dell’affollamento” delle altre carceri toscane, che “nel frattempo hanno dovuto accogliere i detenuti trasferiti da Sollicciano”. Il sottosegretario auspica una decisione diversa del Riesame “nell’interesse della giustizia e del benessere dei detenuti”.
Già a inizio estate, il Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria aveva parlato di 9 milioni stanziati per la ristrutturazione di Sollicciano, affermando di procedere all’aggiudicazione della progettazione dei lavori. I cantieri al momento non possono partire perché nessuno, neppure la direzione di Sollicciano, può accedere alle aree sotto sequestro: “È davvero paradossale - ha commentato il garante dei detenuti di Firenze Giancarlo Parissi - che dopo quasi tre mesi dal sequestro delle sette sezioni, niente si sia mosso all’interno di quelle stanze e di quei corridoi, anche alla luce del fatto che il Dap avrebbe già incaricato una ditta per la ristrutturazione. Non si poteva pensare di dare libero accesso almeno agli operai per iniziare la riqualificazione?”.
L’inchiesta della Procura fiorentina sulle gravi condizioni di degrado di Sollicciano si è aperta il 16 giugno, con il sequestro di sette sezioni e l’ordine di trasferire i detenuti - oltre 200 - in altre case circondariali. Il fascicolo, tuttora senza indagati, ipotizza la violazione del Testo unico sulla sicurezza e salute nei luoghi di lavoro. Le risorse necessarie per la ristrutturazione interna, secondo quanto ricostruito dalle indagini, non sarebbero state erogate: da qui l’umidità e la muffa nelle celle e lungo i corridoi dell’edificio. In quella struttura, vivono reclusi e operano agenti e medici ai quali bisogna assicurare, ritiene la Procura, condizioni dignitose di lavoro.
Ma quel sequestro al Guardasigilli non va giù. Impugna il decreto, contestandone la legittimità: non si può applicare la normativa in materia di sicurezza sui luoghi di lavoro al carcere, né un giudice può disporre il trasferimento dei detenuti. Il Tribunale del Riesame di Firenze conferma i sigilli ma annulla lo spostamento dei reclusi. Il ministero non ricorre in Cassazione e il provvedimento diventa definitivo. Dopo Ferragosto, il ministero torna alla carica. E chiede la restituzione delle sezioni, alla luce dell’importante cifra stanziata per la ristrutturazione e in virtù del fatto che sono vuote dopo l’allontanamento dei reclusi. Ma il gip Alessandro Moneti dice no. Per avviare la ristrutturazione, precisa il giudice, occorre attendere entro fine settembre le prescrizioni delle Asl di Roma e di Firenze in merito ai lavori da compiere e alle modalità da seguire. Ma il ministero non ci sta, e oggi presenta il nuovo ricorso.









