di Jacopo Storni
Corriere Fiorentino, 27 novembre 2025
In 70 si sono rifiutati di tornare in cella fino all’arrivo della direttrice. Sventato un tentativo di evasione. Dai rubinetti non veniva l’acqua calda, come accade spesso. E quindi una settantina di detenuti, martedì sera intorno alle 21, ha inscenato una protesta rifiutandosi di rientrare nelle proprie celle. “Vogliamo che la direzione si renda conto dello stato in cui viviamo. Non possiamo neanche farci una doccia”. La protesta è andata avanti fino a che la direttrice e il comandante non si sono recati nelle sezioni del subbuglio, verificando di persona la mancanza di acqua calda con la promessa di tentare di risolvere la situazione. Una situazione ormai atavica, nel penitenziario fiorentino, dove si prolungano da anni le criticità all’impianto di riscaldamento e di raffreddamento, con conseguenze di inverni molto freddi ed estati molto calde.
A dare notizia dei malumori dell’altra sera è stato Antonio Mautone, segretario generale territoriale della Uil Pa Penitenziari, che ha detto: “Siamo nuovamente alle solite. Sembra di rivedere un film già visto diverse volte. Sono anni che denunciamo lo stato di totale abbandono in cui versa l’istituto di Sollicciano e nonostante tutte le visite che ci sono state in questi anni da parte di esponenti delle amministrazioni sia locali che nazionali nulla è cambiato. Non comprendiamo - continua il sindacalista - il motivo per cui tutti concordino che ormai è il momento di fare delle scelte mirate anche alla chiusura dell’istituto ma ciò non avviene. Ci preoccupa notevolmente questa totale assenza decisionale che genera malcontento non solo tra i detenuti ma anche tra gli operatori tutti, che quotidianamente sono costretti a prestare la propria attività lavorativa in ambienti freddi insalubri e sicuramente poco decorosi”.
La giornata di ieri, secondo la Uil, è stata contrassegnata anche da un altro episodio critico che è avvenuto sempre nel carcere fiorentino, quando in mattinata un detenuto di origini maghrebine ha tentato di evadere dalla struttura. L’uomo, è stato spiegato, si è arrampicato su un pilastrino, ha scavalcato le inferriate dei passeggi ed è giunto nell’intercinta (lo spazio che separa le aree detentive dal muro di cinta) e dopo essersi dotato di un giubbotto catarifrangente, ha cercato di dileguarsi sperando di non essere scoperto.
Solo grazie al tempestivo intervento degli operatori della pattuglia di servizio di ronda e altri operatori presenti, il tentativo di evasione è stato sventato e il detenuto è stato nuovamente accompagnato presso il reparto detentivo all’interno della propria cella.










