di Jacopo Storni
Corriere Fiorentino, 4 novembre 2025
L’associazione Pantagruel: inzuppati i vestiti donati che sono custoditi in magazzino. Sollicciano è di nuovo sott’acqua dopo le piogge dei giorni scorsi: l’associazione Pantagruel denuncia: secchi da tutte le parti, detenuti costretti a stare a piedi nudi per non bagnare scarpe e calzini. Sollicciano, ci risiamo. I temporali che hanno colpito Firenze nei giorni scorsi, hanno fatto allagare, come ormai da prassi, il penitenziario fiorentino. Piove non soltanto nei corridoi, ma anche dentro le celle. E succede che molti detenuti siano costretti a camminare scalzi per non bagnarsi scarpe o calzini, oltre che ad armarsi di secchi e stracci. “Una situazione assurda - commentano i volontari dell’associazione Pantagruel - Ci sono secchi di plastica dappertutto, è pericoloso camminare da una parte all’altra del carcere perché si rischia di scivolare”.
“Mentre fuori si discute di progetti e di promesse - spiega Stefano Cecconi, vicepresidente di Pantagruel - dentro il carcere la pioggia entra nelle celle e nei corridoi, aggravando una situazione già segnata dal degrado e dal sovraffollamento. Piove sul personale sanitario che si chiede chi glielo ha fatto fare, sui vestiti del magazzino del progetto Francesco, raccolti con fatica e generosità dalle cittadine e dai cittadini, e ora inzuppati d’acqua”. Si tratta degli indumenti raccolti dalle parrocchie e dalle famiglie (attraverso l’associazione volontari penitenziari e Pantagruel) e destinati ai detenuti che non hanno la possibilità di comprarsi vestiti. “Nel nostro magazzino ormai abbiamo imparato a sistemare i vestiti in base a come cade la pioggia e agli allagamenti conseguenti, ma se piove troppo come la scorsa settimana, non c’è accorgimento che tenga”.
Non solo pioggia e allagamenti. Tra le numerose criticità del penitenziario fiorentino, adesso si aggiunge una nuova tegola: l’ascensore del reparto giudiziario è rotto. Non significa soltanto che gli agenti e gli operatori del carcere devono farsi le scale, ma significa che i carrelli del cibo - quello che arriva nelle celle - devono passare attraverso le scale. E siccome i carrelli (con i piatti, i bicchieri e quant’altro) sono pesanti, il lavoro per portarli da un piano all’altro diventa complicato. C’è bisogno di almeno due persone che, stando attenti a non inciampare, fanno avanti e indietro con le attrezzature necessarie al vitto. E come se non bastasse, è ancora aperta la questione dell’inagibilità dell’Atsm, il reparto per i reclusi con problematiche psichiatriche. Un reparto ormai inagibile da diversi mesi, tanto che i detenuti psichiatrici (attualmente ce ne sono 6) sono stati trasferiti nella sezione accoglienza, ovvero la sezione in cui dimorano le persone appena arrestate. Una convivenza tutt’altro che semplice.
Tutto questo a fronte di lavori di ristrutturazione di Sollicciano che non sono realmente cominciati: “Piove non solo nelle celle e nelle sezioni, ma anche sulle parole inutili dei lavori che ancora non sono partiti ma, per restare nella metafora, anche dalla pioggia può nascere un fiore. Serve volontà politica, rispetto e dignità per tutti coloro che vivono e lavorano in carcere”, conclude Cecconi











