di Valentina Marotta
Corriere Fiorentino, 23 gennaio 2026
Ci fu tortura nel carcere fiorentino di Sollicciano. Così ha deciso la Corte d’appello di Firenze che al processo in abbreviato ha condannato l’ispettrice della penitenziaria E.V. a 5 anni e 4 mesi di reclusione e a pene comprese tra 3 anni e 4 mesi e 4 anni e 4 mesi gli altri otto agenti di polizia accusati a vario titolo, di tortura, calunnia e falso. I giudici hanno ribaltato la sentenza di primo grado, che aveva riqualificato il reato di tortura contestato dalla pm Christine von Borries in lesioni e aveva assolto dall’accusa di falso e calunnia. In primo grado l’ispettrice della penitenziaria era stata condannata a 3 anni e 6 mesi di carcere. L’inchiesta esplose nel gennaio 2020, quando furono arrestati l’ispettrice, un agente e un assistente capo coordinatore. Scattarono le misure interdittive per altri sei.
Al centro del procedimento due presunte e distinte aggressioni ai danni di un detenuto marocchino e di un recluso italiano, nel 2018 e nel 2020, avvenute anche nell’ufficio della ispettrice capo, a seguito di contrasti maturati con gli agenti della penitenziaria. Al processo d’appello, nella sua requisitoria il procuratore generale aveva sollecitato, in relazione al pestaggio del detenuto marocchino, la condanna per tortura: “Fu sottoposto a un trattamento inumano e degradante”. Per l’aggressione al recluso italiano il pg Squillace Greco aveva chiesto la condanna per il solo reato di lesioni: “il quadro probatorio non consente di raggiungere quella tranquillizzante certezza necessaria per ritenere che abbia patito quelle acute sofferenze che integrano il reato di tortura”. Oggi la sentenza ha invece ribadito che si trattò proprio di quello.









