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Il Messaggero, 25 aprile 2025

A Firenze sarà esposta nella Basilica della Santissima Annunziata una mostra sulle carceri per combattere i pregiudizi nei confronti delle persone detenute. Un ponte tra arte e giustizia sociale prende forma nel cuore di Firenze con “Poesia e salvezza”, l’esposizione inaugurata oggi nel Chiostro grande. Protagonista dell’esposizione è l’artista siciliana Gessica La Pira, che attraverso 45 opere originali si propone di abbattere i pregiudizi che gravano sulle persone detenute e di contribuire attivamente al loro reinserimento nella società. La mostra resterà aperta al pubblico fino al 2 maggio e l’ingresso è gratuito. Si potrà partecipare tutti i giorni dalle 10.30 alle 13.00 e dalle 14.00 alle 18.00.

La mostra, visitabile gratuitamente fino al 4 maggio, ha un duplice obiettivo: sensibilizzare il pubblico sull’importanza del superamento dello stigma carcerario e raccogliere fondi a sostegno di progetti di reinserimento per detenuti ed ex detenuti delle carceri fiorentine di Sollicciano e Gozzini. Le opere in esposizione, tutte realizzate con tecnica mista su tela, saranno infatti messe in vendita, e il ricavato sarà interamente destinato a queste iniziative.

Curata da Francesca Roberti e ideata dalla criminologa Giovanna Ottavi, la mostra si distingue per una poetica visiva intensa e meditativa. Le tele di La Pira, dominate da luce e tonalità di bianco, evocano una dimensione sacrale e femminile, simbolo di rinascita e purezza. Il percorso artistico esplora la perdita dell’identità culturale nella società contemporanea, in un dialogo continuo tra simbolismo e introspezione. “L’intento è quello di sensibilizzare il pubblico verso una direzione che vede l’arte come necessità dello spirito, come responsabilità”, ha spiegato La Pira durante l’inaugurazione. “Educare alla bellezza vuol dire educare alla speranza. L’essere umano, la nostra identità e la cultura sono bussole indispensabili per uno stato sociale che non deve arrendersi, che deve includere ogni forma di umanità e mantenere la singolarità di ogni vita”.

La dimensione sociale dell’iniziativa è stata ribadita anche da Giovanna Ottavi, che da anni lavora al fianco dei detenuti attraverso il centro diurno Attavante e l’associazione C.I.A.O. “È importante che chi visiterà la mostra superi paure e pregiudizi verso chi ha vissuto l’esperienza del carcere”, ha sottolineato. “Ogni detenuto ha una storia e, una volta scontata la pena, ha diritto a essere reintegrato come persona nella collettività”. Il progetto gode del patrocinio del Comune di Firenze, della Regione Toscana e del Consiglio Regionale della Toscana.