di Jacopo Storni
Corriere Fiorentino, 17 gennaio 2025
L’annuncio dell’assessore Paulesu: la casa di accoglienza in un edificio della Caritas. Una struttura di accoglienza per ospitare detenute fragili, a fine pena e incinte pronta per poter ospitare 4/6 ospiti sarà inaugurata a breve. Nascerà in una struttura della Caritas, l’annuncio è stato dato dall’assessore Paulesu. Una struttura di accoglienza per ospitare detenute fragili, a fine pena e incinte. È il progetto a cui sta lavorando il Comune attraverso l’assessorato alle politiche sociali. La struttura, individuata grazie alla collaborazione tra Comune (che pagherà il costo dell’ospitalità) e Caritas (che mette a disposizione un suo immobile), è praticamente pronta per poter ospitare 4/6 ospiti e sarà inaugurata a breve. A darne notizia è stato ieri mattina l’assessore al welfare Nicola Paulesu parlando ai microfoni di Novaradio. La struttura destinata alle donne è nei fatti l’evoluzione dell’originario progetto Icam (Istituto custodia attenuata per madri): previsto già dal 2008 per dare concretezza al divieto di detenzione di giovani madri e donne incinte, mai realizzato e ora superato a favore di un modello più simile ad una “casa di accoglienza” che a una struttura detentiva vera e propria.
Inizialmente la struttura dell’Icam si sarebbe dovuta realizzare nell’immobile della Madonnina del Grappa in via Fanfani. Firenze si era candidata a fare da apripista sulle case per le madri detenute, con un protocollo firmato a gennaio 2010 da ministero della Giustizia, Regione (che stanziò 400 mila euro, poi diventati 700 mila), il tribunale di Sorveglianza, l’Istituto degli Innocenti e la Madonnina del Grappa. Dunque, il Comune ci riprova da un’altra parte, anche se niente esclude che l’Icam originario non possa realizzarsi: “Nel prossimo anno - fa sapere Paulesu - dovrebbero terminare i lavori di riqualificazione dell’immobile. A quel punto, si dovrà pensare l’applicazione di un modello coerente con le necessità e le priorità attuali”.
La nuova struttura andrà ad aggiungersi a quelle già presenti da tempo a Firenze, come il Samaritano e Casanova (24 posti, destinati agli uomini in detenzione domiciliare o affidati ai servizi sociali), e a quelle più recentemente attivate: Casa Mimosa (gestita dalla Caritas) che prevede 2 posti destinati a persone a fine pena che non hanno la possibilità di altro tipo di accoglienza, seguiti da un educatore, e al centro di un percorso personalizzato che prevede accoglienza, orientamento ai servizi del territorio, la ricerca di un lavoro e di un alloggio, l’assistenza per i documenti, in collaborazione con avvocati e servizi sociali. E la Casa del Melograno (gestita dalla Diaconia Valdese) che offre a 6 uomini maggiorenni in esecuzione penale ed ex detenuti un percorso individualizzato che comprende alloggio, tirocini, inserimenti lavorativi e attività di volontariato. Parlando di carcere, l’assessore sottolinea le “condizioni inaccettabili di vita dei detenuti di Sollicciano” evidenziate anche dal recente sopralluogo della commissione sociale di Palazzo Vecchio, che “rendono difficile portare avanti gli obiettivi di rieducazione e reinserimento sociale”. Per questo, ha spiegato l’assessore, il Comune sta lavorando in particolar modo sul fronte dei percorsi di sostegno al reinserimento e di assistenza socio-sanitaria.










