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di Jacopo Storni

Corriere Fiorentino, 8 giugno 2025

Palazzo Vecchio ha dato la sua disponibilità al Ministero per il progetto di “Giustizia riparativa”. Prima l’hanno offesa, poi l’hanno aggredita fisicamente. Infine, qualche settimana dopo, le hanno chiesto scusa, riflettendo su ciò che avevano compiuto, immedesimandosi nella vittima e cercando di capire da dove provenisse quella violenza. È la storia, una delle tante, dove gli autori (o le autrici come in questo caso) di violenza incontrano le loro vittime. Un confronto diretto, faccia a faccia, moderato da esperti mediatori, dove due ragazze hanno agito bullismo nei confronti di una loro compagna di classe straniera.

È stata proprio la provenienza della ragazza asiatica, oltre al colore della sua pelle e alla sua timidezza, a scatenare l’aggressività delle sue compagne. Inizialmente le ragazze italiane hanno invitato la loro amica ad uscire. La studentessa di origini orientali è stata contenta di unirsi a loro, seppur cominciasse a intravedere qualcosa di strano. Le giovani italiane hanno iniziato a prenderla in giro con modalità man mano più offensive e aggressive, sia in presenza che tramite social, finché un giorno la giovane asiatica è rimasta vittima di una vera e propria aggressione fisica che l’ha costretta ad andare in ospedale. Nei giorni successivi, la vittima di bullismo è andata a denunciare l’episodio alle forze dell’ordine. Poi, tramite i servizi sociali e il tribunale, c’è stato l’incontro tra le imputate e la vittima, dove le ragazze violente hanno preso coscienza di quanto commesso.

È uno dei casi di giustizia riparativa a Firenze, seguiti dalla Società della salute nell’ambito del progetto regionale “Reti territoriali e Giustizia Riparativa” che prevede due azioni: la prima rivolta alle vittime di reato per un supporto, con una equipe composta da psicologo, avvocato, educatore e mediatore, la seconda, in collaborazione con l’Uiepe (ufficio interdistrettuale esecuzione penale esterna) rivolta al reo e alla vittima insieme. Il percorso prevede la mediazione penale che aiuta il reo a riconoscere le responsabilità del reato con il dialogo, per poi arrivare a “riparare” il danno recato.

La giustizia riparativa coinvolge spesso minorenni, per reati di aggressione, furto, risse, bullismo. Nel caso degli adulti, i reati sono legati a controversie condominiali, furti nelle abitazioni, aggressioni fisiche o verbali, dispute per incidenti stradali. Adesso il proè pronto a rafforzarsi ulteriormente. Il Comune, attraverso l’assessorato al welfare, ha dichiarato al ministero della Giustizia la sua disponibilità all’avvio di un centro regionale di giustizia riparativa in città, per permettere a un numero sempre maggiore di autori di reato e vittime di accedervi.

“La giustizia riparativa è un paradigma innovativo in cui la vittima e l’autore del reato sono attivamente coinvolti nella risoluzione e nella trasformazione del conflitto, con l’aiuto di una figura terza come i mediatori - sottolinea l’assessore al welfare Nicola Paulesu - Sono percorsi spesso complessi, che non sostituiscono i processi penali ma sono complementari e che vedono al centro la vittima, ma anche il dialogo, la responsabilizzazione del reo, il coinvolgimento della comunità se necessario”.