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di Valentina Marotta

Corriere Fiorentino, 9 marzo 2022

Avrebbero pestato due detenuti e poi cercato di offuscare la verità su quanto era avvenuto nel carcere di Sollicciano. È la ricostruzione della pm Christine von Borries che ha chiesto condanne severe al processo in abbreviato per dieci agenti della polizia penitenziaria accusati, a vario titolo, di tortura e falso: 8 anni per l’ispettrice E.V., ritenuta l’istigatrice di quelle violenze, 7 anni per l’assistente capo coordinatore L.S. e 6 anni e 8 mesi per l’agente P.P.

Il pm ha sollecitato pene da 1 a 4 anni e 4 mesi per gli altri sette imputati e il rinvio a giudizio per due medici della Usl Toscana Centro in servizio della casa circondariale, accusati di aver raccontato tutt’altra versione su due reclusi aggrediti. Tra le parti civili costituite, oltre ai detenuti, c’è il Ministero della Giustizia, l’Associazione Altro diritto (assistito dall’avvocato Raffaella Tucci). Ma anche il Garante Nazionale dei detenuti con l’avvocato Michele Passione che ha sottolineato la necessità di riconoscere la tortura commessa dal pubblico ufficiale come reato autonomo.

L’inchiesta esplose nel gennaio 2020, quando finirono ai domiciliari l’ispettrice V., e gli agenti S. e P.. Scattarono misure interdittive per altri sei. Le indagini erano iniziate un anno prima con una denuncia firmata dalla stessa ispettrice che segnalava di aver subito un’aggressione sessuale da un detenuto marocchino. L’uomo, aveva raccontato, convocato nel suo ufficio si abbassò i pantaloni e si avventò su di lei. Per questo fu bloccato dagli agenti. Ma le indagini hanno rivelato che era tutto falso. Il detenuto, secondo l’accusa, sarebbe stato minacciato, preso a calci e infine lasciato senza abiti prima di essere rinchiuso in cella di isolamento.

Un uomo “inerme e impossibilitato a difendersi” che, secondo la Procura, fu punito per aver chiesto di telefonare ai parenti in Francia e poi aver reagito con un insulto alle intimidazioni degli agenti. Finì in ospedale per la frattura di due costole e raccontò la sua verità, puntando il dito sull’”ispettrice con i capelli biondi, i quattro agenti e il capoposto”. Ma, secondo la Procura, non sarebbe stato l’unico a subire un’aggressione: nel maggio 2018 anche un detenuto italiano che si era lamentato per non aver goduto completamente dell’ora d’aria.

Bastò un cenno dell’ispettrice e un agente, secondo l’accusa, “strinse il braccio attorno al collo dell’uomo, tanto da impedirgli di muoversi, respirare e parlare”. Altri trattennero il detenuto e un altro lo colpì provocandogli la rottura del timpano. Finì a terra, stordito e poi portato in cella di isolamento. Anche in questo caso l’ispettrice scrisse nel verbale che il detenuto “in stato di agitazione” aveva aggredito un agente e ne aveva colpito un altro con la tastiera di un pc. I due tentavano di bloccarlo ma “lui aveva perso l’equilibrio cadendo a terra”.