di Aldo Di Tommaso
Il Resto del Carlino, 14 settembre 2025
Una proposta popolare chiede allo Stato un sostegno mensile provvisorio. Banchetto in piazza. Cittadini e attivisti raccolgono adesioni al banchetto per promuovere la proposta di legge a favore delle vittime di ingiuste detenzioni. Un banchetto in piazza, firme che si accumulano e un obiettivo preciso: dare voce a chi ha perso anni di vita in carcere senza colpa. È partita ieri a Rimini la campagna per la proposta di legge di iniziativa popolare che chiede un sostegno immediato alle vittime di ingiuste detenzioni. L’iniziativa prende il nome da Beniamino Zuncheddu, il pastore sardo rimasto in carcere 33 anni da innocente, e punta a colmare un vuoto di tutela che oggi lascia le persone senza alcun aiuto concreto.
A illustrare il senso della proposta è stato Ivan Innocenti, del Consiglio generale del Partito Radicale: “In Italia occorrono anche otto anni per ottenere un risarcimento. Nel frattempo chi ha perso tutto non ha nulla su cui contare. Noi chiediamo che lo Stato riconosca almeno mille euro al mese come sostegno provvisorio. Non è la soluzione di ogni dolore, ma è un modo per non lasciare soli gli innocenti che hanno subito un’ingiustizia. Servono 50mila firme per portare questa proposta in Parlamento: è un obiettivo ambizioso ma doveroso”.
Al suo fianco, al tavolo cittadino, il consigliere comunale Andrea Pari (Lega), la consigliera Serena Soldati (Lista Jamil), il vicepresidente della Camera Penale di Rimini Luca Greco, l’avvocato Maurizio Ghinelli e Annalisa Calvano della Commissione Carcere. Soldati ha sottolineato il valore di un impegno comune: “Quando parliamo di giustizia giusta non esistono barriere politiche. È importante che destra, sinistra e radicali siano insieme per un obiettivo che riguarda i diritti di tutti. Questa è una battaglia che unisce e che dobbiamo portare avanti con determinazione”.
Il tema resta delicato: oggi lo Stato riconosce un indennizzo, ma soltanto al termine dei procedimenti, spesso dopo anni di attesa. Per Greco, “il debito dello Stato non è solo economico, ma è fatto di tempo e vita rubata”. Ghinelli ha ricordato l’esistenza di “strumenti giuridici parziali, insufficienti a garantire un aiuto immediato”. Calvano ha infine richiamato la funzione sociale della proposta: “Non c’è indennizzo che possa restituire famiglia e dignità perdute, ma un sostegno minimo è un dovere”.











