di Massimiliano Nerozzi
Corriere della Sera, 28 settembre 2022
L’ex presidente della Corte Costituzionale: “Penso che la Carta richieda una serie di aggiustamenti, ma non un capovolgimento totale”.
Non siamo a un funerale, ma a un battesimo, dice a un certo punto Giovanni Maria Flick, giurista, ex ministro della Giustizia e presidente della Corte costituzionale, a proposito di ciò che attende la classe politica e, va da sé, chi ha vinto le elezioni. “Che dovrebbero essere un punto di svolta”, perché le cose da cambiare non mancano: “Non possiamo avere queste carceri; e un sistema elettorale, il Rosatellum, nel quale le segreterie dei partiti scelgono chi mettere in lista”. E di “Legge elettorale e Costituzione”, Flick discuterà stasera, al Collegio Carlo Alberto, insieme a Michele Graziadei, professore di Diritto privato comparato a Torino, Francesco Profumo, presidente della Fondazione Compagnia di San Paolo, e Vladimiro Zagrebelsky, ex giudice della Corte europea dei diritti dell’uomo.
Professor Flick, Fratelli d’Italia sostiene che “La Costituzione è bella, ma ha 70 anni, e si può migliorare”: lei cosa ne pensa?
“Sono d’accordo. Penso che la Carta richieda una serie di aggiustamenti, ma non un capovolgimento totale. E, soprattutto, il rispetto delle condizioni che consentono di cambiarla. Cioè tempi particolarmente rallentati, per assicurare il massimo della ponderazione”.
Dal tono della voce deduco non sia stato fatto così...
“Non mi sembra il modo in cui sono state operate alcune modifiche, come quella del taglio del numero dei parlamentari, motivata con ragioni di taglio della spesa. Ma non è tutto”.
Ovvero?
“Vanno rispettati i principi fondamentali: uguaglianza, pari dignità sociale, diritti inviolabili e doveri inderogabili, solidarietà, laicità, primato del diritto europeo”.
Dio, Patria e famiglia, ripete Fratelli d’Italia: per lei, cosa significa?
“Guardi, sulla fede, siamo una democrazia pluralista e laica. Il concetto di patria, invece, è strettamente collegato all’Unione europea, con quell’aspirazione ai valori di uguaglianza, solidarietà e libertà che devono essere difesi. E la famiglia non c’è dubbio che si è modificata, ma qui si tratta di trovare un equilibrio”.
Bruno Segre, partigiano e avvocato, 104 anni, ripete che il fascismo non è morto: qual è la sua opinione?
“Rispetto la storia di Segre, ma credo che quel fascismo, in senso storico, difficilmente potrà tornare. Piuttosto, attenzione al sovranismo esasperato, alla legittimazione della violenza, alla discriminazione e al rifiuto dei “diversi”, tutte cose che non sono mai condivisibili”.
È preoccupato che abbia vinto la destra?
“Preoccupato? E perché mai? Lo sono da come si è svolta questa campagna elettorale, con un distacco crescente tra la società e la politica. E sono preoccupato dalla percentuale dell’assenteismo, dall’indifferenza di chi non vuole prendere parte all’attivismo politico. Invece, non mi piace chi invocava catastrofi nel caso avesse vinto una parte politica e non l’altra”.
Qualche giornale straniero ha lanciato l’allarme...
“Credo che la nostra posizione europea e internazionale sia quella affermata dal Presidente del Consiglio uscente e da Mattarella, persona degna di fiducia e stima”.
Perché spesso si dice che la Costituzione non funziona più?
“In realtà perché la politica non l’ha saputa attuare, e cerca un alibi”.
Il presidente della Camera penale “Vittorio Chiusano” parla di modificare la Costituzione (anche) per separare la carriera dei magistrati: che cosa ne pensa?
“Si può fare eh, ma sarebbe un po’ come sparare agli uccellini con un cannone”.









