di Alessandro Di Matteo
La Stampa, 31 maggio 2019
L'ex presidente della Corte costituzionale: "Il Csm è troppo importante perché si possa bruciarne l'onorabilità".
Professor Giovanni Maria Flick, cosa succede al Csm? Sulla nomina del successore di Pignatone la magistratura sta dando una pessima immagine di sé...
"Io non conosco assolutamente la vicenda, ma in termini generali faccio una constatazione: che i magistrati riservano tra di loro lo stesso trattamento che riservano ai politici. Quindi vale per i magistrati la stessa necessità di rispetto della presunzione di innocenza. Non mi pare che si possa parlare di inchieste ad orologeria né nei confronti dei politici né nei confronti dei magistrati".
Beh, però da giorni girano sui giornali veline e intercettazioni di una "corrente" contro l'altra, ci sono esposti di membri del Csm contro altri... Una guerra senza esclusione di colpi in cui le inchieste vengono usate per colpire il rivale...
"Tutte le polemiche che accompagnano il tourbillon delle nomine danneggiano la credibilità della magistratura. Non a caso il presidente della Repubblica ha raccomandato la massima trasparenza e celerità nelle nomine. Capisco che sembro Alice nel paese delle meraviglie, ma se vogliamo che la magistratura abbia la fiducia del paese bisogna che la sappia meritare censurando chi prende queste iniziative. Il Csm è troppo importante perché si possa pensare di bruciarne la credibilità. Al di là del problema se vi possano essere o no reati, questa è una vicenda molto pesante per la credibilità della magistratura e del Csm. Ma senza Csm la magistratura non va avanti e senza magistratura non va avanti il paese".
Ma come si fa a riportare ordine nella magistratura senza minarne l'indipendenza?
"Con proibizioni e leggi si ottiene poco, bisogna ricominciare con la cultura. Vale per la magistratura e per gli altri. Il Csm è un organo essenziale per l'imparzialità e l'indipendenza della magistratura. Detto questo, non c'è dubbio che la magistratura ha occupato un ruolo di supplenza che forse sarebbe stato meglio non occupasse: va detto con il massimo di fermezza, le iniziative di tipo politico da parte della magistratura associata lasciano perplessi. Bisogna che i magistrati tornino a rivalutare il proprio ruolo: indagare su fatti, reati e persone specifiche e non pretendere di scrivere la storia del paese, o intervenire nella storia del paese per sostituirsi alla politica. Il magistrato ha il problema di evitare coinvolgimenti e valutazioni di carattere politico che possano trascinarlo in polemiche come quelle che capitano in questi giorni".
È proprio quello che stiamo vedendo: la scelta di un procuratore fatta attraverso una guerra tra correnti anziché in base a titoli e meriti...
"Nel caso specifico, serve il massimo di trasparenza in questo tipo di indagini. Non so se vi sono responsabilità e se verranno provate. Mi auguro che la vicenda venga approfondita il più rapidamente possibile, come chiediamo quando si tratta dei politici. Ci sono due piani diversi: gli eventuali reati commessi, che se ci sono vanno punti col rigore che la legge prevede in questi casi. Poi c'è il contorno, nel quale possono svilupparsi strumentalizzazioni: bisognerebbe intervenire non levando a giudici e magistrati il diritto di associarsi e discutere ma ricordando loro che la loro funzione è quella di giudicare fatti e reati specifici. Il capo di una procura è una persona che va scelta per la sua capacità, professionalità, serietà. Tutto il resto non ci deve entrare. Non perché sia reato, ma perché non giova alla credibilità della magistratura".









