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di Liana Milella

La Repubblica, 5 febbraio 2023

L’ex presidente della Consulta: “I rapporti riservati devono essere usati solo per le finalità per cui sono stati consegnati”. E ancora: “Il ministro della Giustizia può revocare il 41bis perché il parere dei magistrati non è vincolante”.

Lei, Giovanni Maria Flick, ha firmato l’appello dei giuristi per togliere Cospito dal 41bis. Lo farebbe anche oggi dopo la vampata anarchica che ha investito l’Italia?

“Quel documento chiedeva di accertare in modo attento e scrupoloso le condizioni di salute di chi fa lo sciopero fame e di verificare se il carcere avesse una struttura sanitaria per affrontare peggioramenti ed emergenze. Questo appello lo sottoscriverei anche oggi”.

Il sottosegretario Delmastro attacca il Pd perché è andato a trovare Cospito e avrebbe fatto un “inchino” ai boss. Incontrare un detenuto al 41bis significa sottoscrivere i suoi delitti o semplicemente verificare le sue condizioni di salute?

“Mi pare evidente che la risposta è la seconda. I parlamentari hanno il diritto e il dovere di frequentare le carceri per controllare lo stato in cui si trovano e operare perché quel sistema venga cambiato per rispettare l’articolo 27 della Costituzione”.

Anche i giudici costituzionali hanno fatto il viaggio nelle carceri e hanno incontrato i detenuti...

“Menomale che lo hanno fatto. Il problema è evitare che mentre loro entrano dalla porta del carcere, la Costituzione se ne esca dalla finestra”.

FdI è sulla linea del tutti in galera, ma un loro sottosegretario deve avere come faro la Carta o l’ideologia politica?

“La sua non è una domanda, è già una risposta”.

Il garantista Nordio non glielo dovrebbe ricordare?

“Da quando in qua un terzo estraneo può sindacare i rapporti tra ministro e sottosegretario? Questa è cosa loro”.

Per la sua storia - avvocato, docente di diritto, Guardasigilli, giudice e poi presidente della Consulta - lei ha ovviamente ben chiari i compiti del governo. Chi decide sul 41bis? Cartabia l’ha sottoscritto per Cospito, Nordio può toglierlo?

“Certamente ha il potere di revocare un provvedimento amministrativo emanato dal suo predecessore. La legge prevede che senta il parere dei magistrati interessati, che però non è vincolante. La revoca deve fondarsi su circostanze o fatti nuovi rispetto alla situazione in cui il 41bis venne decretato”.

Nordio gode di un potere assoluto e può ignorare il parere dei pm?

Non c’è nessun potere assoluto, per fortuna quella stagione è finita, e anche male. Il ministro deve sentire per legge un parere che, ripeto, non è vincolante, ma comunque importante e deve tenerne conto nell’azione amministrativa di verificare se tuttora il 41bis sia necessario”.

Le provocazioni anarchiche lo condizionano?

“Non credo proprio. Non si può cambiare una legge per via della violenza in atto e neppure attraverso la richiesta del singolo con lo sciopero della fame”.

E se Cospito morisse?

“Mi auguro proprio che non accada. Ho apprezzato per questo il trasferimento del detenuto in un ambiente sanitario attrezzato”.

Nordio deve decidere subito?

“Finora mi pare che abbia fatto quello che c’era da fare, ma non spetta a me giudicare il suo comportamento precedente e quello futuro”.

E non gli darebbe un consiglio?

“Se fossi io il ministro risponderei, grazie, ma so sbagliare da solo”.

Quando lei firmava i 41bis ricorda di aver avuto delle contestazioni?

“Li firmava, su mia delega, il sottosegretario Ayala per la specifica competenza maturata come pm nel primo maxi processo a Cosa nostra”.

Nordio ha affidato la delega sulle carceri a Delmastro. Lui può usare politicamente le informative del Dap anche “a diffusione limitata”?

“Il sottosegretario che riceve rapporti riservati li deve usare solo per le finalità per cui gli sono stati consegnati con evidente riferimento ai suoi compiti istituzionali. Le informazioni ricevute per ragioni d’ufficio non possono essere divulgate. Altro problema è ritenere che la violazione del dovere di riserbo possa costituire un reato ai sensi dell’articolo 326 del codice penale, o se non sia semplicemente una violazione della riservatezza e della deontologia”.