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di Emilio Minervini

Il Dubbio, 3 ottobre 2025

Mobilitazione generale. Questo l’effetto scatenato in Italia dall’intercettazione della Global Sumud Flotilla. Appresa la notizia del blocco della missione umanitaria da parte delle autorità di Tel Aviv, migliaia di persone hanno inondato le strade e le piazze di numerose città italiane sventolando bandiere della Palestina e intonando cori di solidarietà verso il popolo palestinese, e di condanna per il governo israeliano. Le manifestazioni sono proseguite ieri, guidate dagli studenti, che a Bologna e Milano hanno occupato le università. Nel capoluogo emiliano si sono registrati scontri tra la polizia e i manifestanti, che hanno tentato di entrare nella stazione di piazza Medaglie d’Oro per bloccare il traffico ferroviario. Oggi è prevista un’altra giornata di mobilitazioni con lo sciopero generale proclamato da Cgil e Usb, che però è stato dichiarato illegittimo dalla Commissione di garanzia degli scioperi per violazione dell’obbligo di preavviso previsto dalla legge 146/90, mentre per sabato è prevista una manifestazione nazionale.

Rispetto alla dichiarata illegittimità della giornata di astensione dal lavoro, “il legislatore non distingue fra sciopero politico e sciopero per ragioni diverse”, spiega, interpellato dal Dubbio, l’avvocato Gianpiero Belligoli, “la legge 146 del ‘ 90 prevede un preavviso non inferiore a 10 giorni per effettuare lo sciopero. L’articolo 2 comma 7 della legge, consente di derogare dal preavviso minimo di 10 giorni nei soli casi di “astensione dal lavoro in difesa dell’ordine costituzionale, o di protesta per gravi eventi lesivi dell’incolumità e della sicurezza dei lavoratori”, che però non rilevano evidentemente nel caso di specie, essendo appunto lo sciopero connotato da ragioni politiche e/ o umanitarie, in ogni caso estranee a quelle menzionate dalla norma. La sanzione prevista dalla legge”, aggiunge Belligoli, “è di tipo pecuniario, per le organizzazioni sindacali che hanno indetto e promosso lo sciopero in violazione dei limiti di legge”, mentre “il lavoratore che aderisce a uno sciopero illegittimo compie un comportamento suscettibile di rilevanza disciplinare, ai sensi dell’articolo 4, comma 1, della legge 146, e potrebbe essergli contestata l’assenza dal lavoro ingiustificata o mal giustificata”. Invece, per un altro giuslavorista, Alberto Piccinini, in un caso del genere non valgono le norme rigide previste per gli scioperi convocati da organizzazioni sindacali nell’ambito di conflitti con una controparte datoriale, giacché si tratterebbe di uno sciopero proclamato in una logica del tutto diversa.

Nonostante il blitz della marina israeliana, ieri mattina il sistema di tracciamento del sito della Flotilla mostrava la nave Mikeno ancora in navigazione oltre lo sbarramento del blocco navale, e a meno di un’ora di navigazione dalla costa di Gaza. Il direttivo della spedizione ha però comunicato di non essere in grado di mettersi in contatto con la nave, e Idf ha smentito la notizia. Nel corso del suo intervento alla Camera, il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha riferito che “già da venerdì (oggi, ndr) potrebbero avvenire le prime partenze” degli attivisti arrestati dalla marina israeliana “soprattutto per chi accetterà di lasciare volontariamente Israele”. Mentre “per chi rifiuterà l’espulsione immediata, sarà necessario attendere il provvedimento di respingimento dell’Autorità giudiziaria israeliana, che potrebbe richiedere 48-72 ore”, al netto di ritardi dovuti allo Yom Kippur, importante festività ebraica.

Gli oltre 400 attivisti arrestati in attesa dell’”unico provvedimento di espulsione coatta” sono stati trasferiti al carcere di Ketziot, definito “un inferno” dalla Ong israeliana B’Tselem per gli abusi e le violenze subiti dai detenuti palestinesi. Il governo israeliano prevede di rimpatriare gli attivisti tramite “due voli charter, lunedì 6 e martedì 7 ottobre, in due distinte capitali europee”, ha spiegato Tajani alla Camera. Tra questi sarebbero 40 gli italiani arrestati dalle forze armate israeliane. Secondo quanto riferito dal vicepremier, la barca Karma, su cui viaggiavano il parlamentare Arturo Scotto e l’europarlamentare Annalisa Corrado, si è staccata dalla flotta e ha fatto rotta verso il porto di Ashdod, da cui dovrebbero ripartire per Cipro o la Grecia, mentre l’eurodeputata di Avs Benedetta Scuderi e il senatore M5S Marco Croatti, che si trovavano sulla nave Morgana, sono stati tra i primi membri della flotta ad essere fermati e, come dichiarato da Tajani, “riceveranno lo stesso trattamento degli altri fermati”.

La missione è stata fermata ma non è finita. La seconda ondata di navi umanitarie, stavolta sotto l’egida della Freedom Flotilla Coalition, è partita il 25 settembre dal porto di Otranto ed è composta da due barche a vela battenti bandiera italiana e francese, la Al Awda e la Ghassan Kanafani, a cui si è aggiunta successivamente la Conscience, per un totale di circa un centinaio di attivisti. La Ffc si unirà all’altezza di Creta alla Thousand Madleens, altra flotta umanitaria composta da otto imbarcazioni. Ieri pomeriggio, invece, altre 45 barche sono partite dal porto turco di Arsuz allo scopo di “dare sostegno alla Global Sumud Flotilla”, secondo quanto riportato dalle emittenti turche Sabah e Yeni Safak. La nuova flotta è stata organizzata dalla “Piattaforma per la Palestina”, e non risulta un coinvolgimento del governo di Ankara. “È la risposta all’intercettazione”, dice la Gsf in un post su X corredato da foto delle barche turche. Secondo il portavoce della Flotilla, Feridun Ozdemir, lo scopo della missione è rompere il blocco navale di Israele, definito “la canaglia del Mediterraneo Orientale”.