di Eleonora Camilli e Irene Famà
La Stampa, 22 maggio 2026
Gli avvocati del team Adalah: “Violenze estreme, è tortura”. Esposto per sequestro di persona. Un unico obiettivo: umiliare, sottomettere, punire gli attivisti della Flottila. E farlo con ogni strumento a disposizione, in ogni modo possibile, fisico e psicologico. Scariche di taser, proiettili di gomma, molestie, almeno dodici aggressioni sessuali. Oltraggi che si susseguono. Gli avvocati di Adalah, team di legali volontari che sino all’altra sera ha fornito consulenza a centinaia di partecipanti della Flottila rinchiusi ad Ashdod, quelle brutalità le hanno appuntate tutte in una sorta di dossier degli orrori. “I soldati israeliani mi hanno strappato l’hijab. Mi hanno lasciata lì, con il capo scoperto e hanno fatto lo stesso con tante altre donne”, racconta agli avvocati un’attivista musulmana. Un altro ricostruisce l’assalto all’imbarcazione: “Hanno sparato proiettili di gomma. Poi ci hanno trascinato su una nave militare e infine al porto. I soldati israeliani ci hanno costretti a camminare completamente piegati in avanti, mentre premevano con violenza sulle nostre schiene”. E ancora. “Hanno usato il taser”, “ci hanno obbligato a restare inginocchiati, con i polsi legati, per diverse ore”. Il capo? “Dovevamo tenerlo chino, occhi fissi sul terreno”.
In tre sono stati portati in ospedale perché non riuscivano più a respirare, ad almeno trentacinque persone sono state fratturate le costole, altri attivisti, sul corpo, hanno i lividi dei proiettili di gomma, delle catene, dei calci, dei pugni, dei manganelli. “Mi hanno lasciato ammanettato così a lungo che le mani non le sentivo più. Non riuscivo a muoverle, nemmeno le dita. Ho cercato di spostarmi e mi hanno preso ripetutamente a calci nelle costole”, spiega Alex Colston, giornalista indipendente americano una volta atterrato ad Istanbul dopo essere stato rilasciato.
Gli uomini e le donne della Flottila parlano lingue diverse: italiano, arabo, inglese, spagnolo, francese. Tutti, agli avvocati di Adalah, denunciano “gravi degradazioni, violenze estreme da parte delle autorità israeliane”. Ricostruiscono “un nuovo modello di abusi” pensato per piegare fisico e coscienze, per spezzare schiena e determinazione. Per sottomettere. Si raccolgono le testimonianze per poter procedere legalmente nei diversi Paesi, tra cui l’Italia. E il team degli avvocati che rappresenta la Global Sumud Flotilla ha intenzione di rivolgersi anche alla Corte penale internazionale: “Come ad aprile, c’è stato un sistematico uso di violenze, abusi sessuali, condizioni inumane di detenzione che possono rubricarsi a torture secondo articolo 1 e 2 convenzione Onu”. La procura di Roma ha un fascicolo aperto e ha già avviato una rogatoria con Israele per risalire ai responsabili delle brutalità e per acquisire i documenti necessari a ricostruire gli arresti degli attivisti in acque internazionali. Rogatoria necessaria che, molto probabilmente, resterà senza risposta.
I pubblici ministeri Stefano Opilio e Lucia Lotti acquisiranno anche il video in cui il ministro della Sicurezza nazionale isrealiano Ben-Gvir deride gli uomini e le donne della Flottila. Si aggira tra loro, costretti a restare inginocchiati con le mani legate dietro la schiena, si congratula con i soldati più violenti, sorride: “Welcome to Israel. Benvenuti in Israele. Qui comandiamo noi”. Nei prossimi giorni, poi, gli attivisti italiani verranno ascoltati dagli investigatori e, a piazzale Clodio, è stato già trasmesso un esposto da parte del team legale della Flottila in cui si ipotizza il sequestro di persona. Gli avvocati annunciano un’integrazione sugli abusi e i maltrattamenti e non è escluso che i magistrati possano ipotizzare tra i reati anche il tentato omicidio e la violenza sessuale.
I magistrati, coordinati dal procuratore capo Francesco Lo Voi, hanno avviato un’inchiesta anche per l’assalto del 1° ottobre 2025 alla prima Flottila, partita dalla Sicilia. Gli inquirenti indagano per tortura, sequestro di persona, danneggiamento con pericolo di naufragio e rapina. E in procura a Roma è stata inviata anche la lista, stilata dalla fondazione Hind Rajab, con i profili dei soldati israeliani ritenuti responsabili degli abusi. Gli attivisti, tra cui oltre quaranta italiani, avevano raccontato di essere stati “trasportati bendati dentro furgoni blindati. Lì la temperatura passava da caldissima a gelida in pochi secondi”. Alcuni hanno denunciato di essere stati rinchiusi “in spazi con la luce sempre accesa per non consentire il sonno”. Le donne, poi, sono state lasciate senza assorbenti. I medicinali per chi soffre di alcune patologie? Fuori discussione.










