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di Andrea Carugati

Il Manifesto, 5 ottobre 2025

I quattro parlamentari di Pd, Avs e M5S rientrati in Italia: “Ci hanno chiamato terroristi, senza acqua e al gelo e privi di assistenza legale. Preoccupati per i 15 italiani ancora detenuti, serve una forte pressione diplomatica”. “Meloni? Non ci ha neppure chiamati”. La portavoce Delia annuncia due esposti alla procura di Roma per sequestro di persona. Stanchi, impauriti, ma combattivi. I quattro parlamentari italiani della Flotilla si presentano in conferenza stampa con un pensiero fisso: i compagni ancora detenuti nelle carceri israeliane, fuori da ogni diritto (una quindicina dopo il rientro di 26 ieri notte). “Il nostro appello è a rilasciare tutti i connazionali detenuti. La pressione diplomatica deve essere molto forte”, dice Arturo Scotto del Pd. Lo ripetono anche gli altri tre, la dem Annalisa Corrado, Benedetta Scuderi di Avs e Paolo Croatti del M5S.

Raccontano le ore passate nelle mani della polizia di Ben Gvir come un incubo, “ci hanno trattato come pacchi postali, nessuno ci ha dato spiegazioni, nessuna possibilità di comunicare con l’esterno, abbiamo avuto difficoltà anche ad avere acqua o l’accesso ai servizi igienici”. Ma ammettono che il loro racconto è incompleto, quasi un’autocensura: “Ci sono altri ancora detenuti”. Scotto spiega le ragioni della prudenza: “La polizia israeliana è Ben Gvir e la deriva di quel paese è cilena. Alcune scene che abbiamo visto ricordano Bolzaneto, a Genova nel 2001, e i più vecchi tra di noi lo ricordano bene”.

La portavoce italiana del Global Movement to Gaza, Maria Elena Delia, ha annunciato due esposti alla procura di Roma da parte della Flotilla: il primo per il sequestro degli attivisti, il secondo per l’attacco subito in acque internazionali circa una settimana fa. “Gli attivisti sono stati detenuti illegalmente senza alcuna base giuridica, prelevati dalla Marina militare israeliana senza che avessero commesso alcun reato. Sono stati sequestrati, non arrestati perché l’arresto presuppone un’ipotesi di reato. In prigione sono stati negati i diritti basilari di difesa e la fornitura di beni e servizi fondamentali”. Per Delia il trattamento subìto è l’occasione per denunciare “quello che accade da anni ai palestinesi che vengono arrestati e detenuti per anni subendo trattamenti disumani”.

“Siamo arrivati a 35 miglia da Gaza e non era scontato”, dice Scotto. “Quelle miglia non abbiamo potuto percorrerle perché i governi europei non hanno fatto una vera pressione su Netanyahu”. “Meloni dice che avremmo interferito sul piano di pace? La menzogna più grave. Lo spiraglio di pace è figlio della mobilitazione di milioni di persone nel mondo, non certo dei governi. E un premier non può sindacare sull’attività dei parlamentari”.

I quattro raccontano gli interrogatori, i medicinali buttati, i cellulari e le carte di credito sequestrate. “Non abbiamo potuto decidere nulla, neppure il fatto di essere rispediti per primi in Italia”, racconta Corrado. “Abbiamo solo ottenuto, dopo un video in cui dicevamo di stare bene, che venisse portata dell’acqua agli altri della Flotilla”. Niente sonno, gli attivisti sono stati sballottati da un furgone all’altro, tenuti al gelo dell’aria condizionata “senza poter avere neppure una maglia”, racconta Scuderi. “Israele sta venendo meno a qualsiasi forma di stato di diritto”, l’accusa. “Perché il governo italiano tolleri questa situazione va chiesto a Meloni: la premier dandoci degli irresponsabili ha messo in pericolo la nostra incolumità”.

“Attorno a noi c’erano sempre almeno 40 persone armate”, dice Corrado. “Ci hanno chiamato terroristi e ci hanno minacciato”, spiega Croatti, “sole le piazze ci hanno protetto”. Il personale dell’ambasciata italiana si è palesato all’aeroporto, poco prima del volo di rientro. Poi gli insulti dei cittadini israeliani nello scalo e durante il volo verso Roma. “Ci facevano il dito medio, ci insultavano”, dice Corrado. “Ma gli assistenti di volo ci hanno portato dei taralli e qualcuno, in aereo, ha detto agli altri di smetterla”. Quanto agli aiuti sulle barche, “sono stati sequestrati dai militari, non abbiamo idea di dove siano finiti”. Dopo il rientro, la premier non li ha chiamati. “Crosetto però è sempre stato in contatto con noi e lo ringraziamo”, dice Scotto.