foggiatoday.it, 5 settembre 2026
Non è solo il sovraffollamento a preoccupare. Il resoconto delle visite della Camera Penale di Capitanata. Sono passati dai 120 del 2025 ai 166 registrati nel 2026 gli episodi di autolesionismo nel carcere di Foggia. Il dato è stato evidenziato dalla Camera Penale di Capitanata “Achille Inannarelli”, presieduta dall’avv. G. Massimiliano Mari, all’esito delle visite effettuate negli istituti penitenziari della provincia di Foggia, nell’ambito dell’iniziativa Ristretti in Agosto, promossa dall’Osservatorio Carcere dell’Unione delle Camere Penali Italiane. Le visite, con l’obiettivo di verificare le condizioni di vita e di detenzione delle persone ristrette e le modalità concrete di esecuzione della pena, si sono svolte presso la casa circondariale di Foggia il 1° settembre, presso l’istituto penitenziario di Lucera il 2 settembre e presso l’istituto penitenziario di San Severo il 3 settembre.
Alle visite hanno preso parte gli avvocati G. Massimiliano Mari, Emilio Liberatore, Antonella Basanisi, Francesco Marino, Michele Stefania e Vincenzo Totaro (per Foggia); Antonietta De Carlo, Giovanni Quarticelli, Chiara Russo, Alessia Maccione (per Lucera); Francesco Americo, Emilio Liberatore, Simone Vittorio Cantore e Roberto De Rossi (per San Severo).
Le visite hanno restituito un quadro diversificato, ma accomunato da alcune criticità che continuano a caratterizzare il sistema penitenziario della provincia. Particolarmente significativa appare la situazione della Casa Circondariale di Foggia, dove sono presenti 680 persone detenute a fronte di una capienza regolamentare di 364 posti, ulteriormente ridotta a causa dei lavori di ristrutturazione che interessano alcune parti dell’edificio. Il dato del sovraffollamento assume particolare rilievo se si considera che la condizione detentiva non può essere valutata esclusivamente in termini numerici, ma deve essere necessariamente rapportata alla concreta disponibilità di spazi, servizi, personale e attività trattamentali.
“Quando il numero delle persone ristrette supera in misura così significativa la capacità regolamentare dell’istituto, diventa inevitabile interrogarsi sulla effettiva possibilità di garantire condizioni di detenzione rispettose della dignità della persona e coerenti con la finalità rieducativa della pena”, osserva il presidente Mari. A rendere ancora più complesso il quadro sono le rilevanti esigenze sanitarie e psichiatriche di una parte della popolazione detenuta, con numerose persone affette da problematiche di dipendenza e alcune di natura psichiatrica. Tra queste, anche detenuti in attesa di collocamento presso le Rems, che evidenziano le difficoltà del sistema nel garantire tempestivamente risposte adeguate alle condizioni di maggiore fragilità.
Anche negli istituti di Lucera e San Severo permane una situazione di sovraffollamento: a Lucera si registrano 184 detenuti a fronte di 145 posti regolamentari, mentre a San Severo sono presenti 93 persone detenute rispetto a una capienza di 63 posti. Pur trattandosi di realtà profondamente diverse per dimensioni e caratteristiche, anche in questi istituti sono emerse criticità che riguardano la carenza di personale, l’assistenza sanitaria, gli spazi destinati alle attività trattamentali e, più in generale, la possibilità di assicurare condizioni detentive adeguate e percorsi effettivi di reinserimento sociale.
Quello che emerge dalle visite è, dunque, un quadro nel quale il sovraffollamento continua a rappresentare una delle principali emergenze del sistema penitenziario, aggravando tutte le altre criticità e rendendo più difficile assicurare condizioni di detenzione rispettose della dignità della persona e realmente funzionali alla finalità rieducativa della pena. “In questo quadro, è doveroso sottolineare l’impegno quotidiano di tutto il personale che opera all’interno degli Istituti - rimarca il presidente della Camera Penale di Capitanata Mari -. Agenti e funzionari della Polizia penitenziaria, educatori, assistenti sociali, personale sanitario e le altre professionalità coinvolte svolgono il proprio lavoro in un contesto particolarmente complesso, spesso caratterizzato da carichi di lavoro e condizioni organizzative non semplici. A tutti loro va riconosciuto il merito di contribuire quotidianamente al funzionamento degli Istituti e alla gestione delle molteplici esigenze delle persone detenute. Proprio la complessità delle condizioni nelle quali il personale è chiamato ad operare rende evidente la necessità di interventi che non riguardino soltanto gli organici e le risorse umane, ma anche le strutture e gli strumenti attraverso i quali la pena viene concretamente eseguita.
In questa prospettiva, assume particolare rilievo anche il tema dell’edilizia penitenziaria, che richiede interventi tanto sull’adeguamento e sulla riqualificazione delle strutture esistenti quanto sulla disponibilità di spazi adeguati alle esigenze detentive, sanitarie e tratta mentali. Anche i recentissimi interventi normativi (L. 140 del 5 agosto 2026), con i quali sono state introdotte nuove disposizioni in materia di detenzione domiciliare e di definizione anticipata del processo finalizzate al recupero delle persone tossicodipendenti o alcoldipendenti, seppure ispirati a finalità condivisibili, per come sono stati congegnati, non appaiono adeguati a produrre, nell’immediato, effetti concreti e significativi sull’annoso e persistente problema del sovraffollamento carcerario. Ancora una volta, infatti, alla proclamata volontà di favorire il ricorso a percorsi alternativi alla detenzione non sembra corrispondere un adeguato apparato di strumenti, strutture e risorse capace di garantirne l’effettiva e tempestiva applicazione. Il rischio è che, anche in questo caso, una scelta normativa condivisibile nelle intenzioni finisca per rimanere, almeno nella immediatezza, priva di quella concreta capacità deflattiva di cui il sistema penitenziario ha oggi urgente necessità”.
Le visite di questi giorni confermano, invece, la necessità di interventi immediati e concreti, capaci di incidere realmente sulle condizioni di sovraffollamento, di rafforzare gli organici della Polizia penitenziaria e delle altre professionalità coinvolte, di garantire un’adeguata assistenza sanitaria e psichiatrica e di rendere effettivi i percorsi trattamentali e le misure alternative alla detenzione. La drammatica situazione esistente al livello provinciale, d’altronde, si inserisce in un quadro nazionale che continua a destare forte preoccupazione: dopo i 74 suicidi registrati negli Istituti Penitenziari italiani nel 2025, sono già 43 quelli registrati dall’inizio del 2026 (dato aggiornato al 2 settembre 2026).
“Occorre comprendere che la pena non può esaurirsi nella mera privazione della libertà personale. La Costituzione impone che essa sia orientata alla rieducazione del condannato e che la persona detenuta continui ad essere considerata, anche dentro il carcere, titolare di diritti e di una dignità che lo Stato ha il dovere di garantire”. È questo il senso dell’impegno della Camera Penale di Capitanata e dell’iniziativa ‘Ristretti in Agosto’: confrontarsi direttamente con la realtà degli istituti penitenziari e portare all’attenzione dell’opinione pubblica, dei media, della politica, della Magistratura, di tutti i soggetti interessati, le condizioni in cui versa la popolazione detenuta. “Il carcere, infatti, non può essere una realtà estranea al confronto civile e istituzionale, poiché anche dal modo in cui la pena viene concretamente espiata si misura il grado di civiltà e di giustizia di una società e, al tempo stesso, la capacità dell’ordinamento di dare concreta attuazione ai principi costituzionali”, conclude l’avvocato G. Massimiliano Mari.









