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di Michelangelo Borrillo

 

Corriere del Mezzogiorno, 9 marzo 2020

 

Ormai dilaga in tutta Italia la rivolta nelle carceri. Da una parte della cancellata i detenuti che protestano. E alcuni che riescono anche ad evadere (come accaduto a Foggia). Dall'altra i parenti dei detenuti accorsi all'esterno del carcere. In mezza Italia, si contano almeno 28 proteste, è partita la rivolta nelle carceri, dopo quella di domenica di Modena, con i detenuti che protestano contro le restrizioni dovute all'emergenza coronavirus e la sospensione delle visite: oggi è accaduto a San Vittore a Milano, e poi a Foggia, a Napoli, a Frosinone, a Roma e a Palermo.

Rivolta gravissima anche al carcere di Foggia. «Situazione insostenibile, i detenuti sono tutti fuori, c'è stata un'evasione di massa», denuncia il sindacato di polizia penitenziaria Uil-pa, sottolineando di avere già inviato una lettera in proposito al premier Conte e al presidente Mattarella. I detenuti hanno divelto un cancello della «block house», la zona che li separa dalla strada Secondo una prima stima, una cinquantina di detenuti sarebbe evasa dal penitenziario; al momento solo 32 di loro sono stati bloccati nelle immediate vicinanze (ma anche più distanti nelle strade della provincia) dalle forze di polizia e ricondotti in carcere. I commercianti che si trovano nelle vicinanze della casa circondariale sono stati invitati dalle forze dell'ordine a chiudere i locali. Hanno chiuso anche alcune banche del centro.

I detenuti che non sono riusciti ad evadere si sono arrampicati sui cancelli del perimetro del carcere e sul posto sono intervenuti non solo polizia e carabinieri ma anche militari dell'esercito. Alcuni detenuti sono saliti sul tetto, altri hanno rotto le finestre, e all'ingresso della casa circondariale è stato appiccato un incendio.

Scontri e feriti - Negli scontri con le forze dell'ordine, un detenuto è rimasto ferito alla testa ed è stato portato via in barella. Alcuni parenti, prima di essere allontanati, hanno cercato di far ragionare i detenuti per riportarli alla calma: «Se fate così è peggio, dovete stare tranquilli», hanno detto loro. La zona è circondata da carabinieri, agenti della polizia e militari dell'esercito, con un elicottero che sorvola il carcere. «Vogliamo l'indulto e l'amnistia - spiega un detenuto dal cancello - non possiamo stare così con il rischio del coronavirus. Noi viviamo peggio di voi, viviamo nell'inferno».

Nella Casa circondariale di Foggia, attualmente, ci sono 608 detenuti, numero al di sopra della capienza ottimale che sarebbe di 365. «La situazione è critica, gli assistenti che non vogliono lavorare, ci tengono chiusi 24 ore su 24. Ci trattano come animali», ha aggiunto un giovane detenuto che durante la protesta è rimasto ferito al capo. Nel primo pomeriggio la situazione si è avviata verso un ritorno alla normalità: «La situazione è ancora complessa - spiega il prefetto di Foggia Raffaele Grassi - ma è sotto controllo».

Bonafede: tuteleremo la salute nei penitenziari - Sulle rivolte scoppiate in mezza Italia è intervenuto anche il ministro della Giustizia Alfonso Bonafede, che mercoledì riferirà in Senato: «Sono perfettamente consapevole che un'emergenza come quella del coronavirus possa creare tensioni all'interno di un carcere, ma deve essere chiaro l'intento delle misure che abbiamo preso: è nostro dovere tutelare la salute di chi lavora e vive negli istituti penitenziari». Il Guardasigilli spiega anche che «alcune norme previste nel decreto legge, come il limite ai colloqui fisici e la possibilità per i magistrati di sorveglianza di sospendere i permessi premio e la semilibertà, misure che valgono per i prossimi 15 giorni, hanno soltanto la funzione di garantire proprio la tutela della salute dei detenuti e tutti coloro che lavorano nella realtà penitenziaria».

«Dietro la criminalità» - La paura per la malattia, ma non solo. «La contemporaneità delle rivolte all'interno delle carceri italiane lascia pensare che ciò a cui stiamo assistendo sia tutt'altro che un fenomeno spontaneo. C'è il rischio che dietro le rivolte possa esserci la criminalità organizzata». Così in una nota invece Domenico Pianese, segretario generale del sindacato di Polizia Coisp. «È in atto, infatti, una evidente strategia che tenta di approfittare delle difficoltà causate dell'emergenza Coronavirus. Siamo perciò pronti a dare il massimo sostegno alla Polizia penitenziaria e al sistema sicurezza nel suo complesso affinché la già complessa situazione del Paese non venga ulteriormente aggravata», conclude.