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di Valeria D’Autilia

La Stampa, 11 giugno 2022

All’emergenza per le condizioni di vita nei ghetti e a quello delle misere paghe, si aggiungono gli episodi sempre più numerosi di insulti e botte: “Non possiamo vivere così, abbiamo paura”

“Ci inseguono mentre andiamo in campagna a lavorare. E poi ci prendono a sassate o a botte. Succede così da anni, ogni estate, l’ultimo episodio è della settimana scorsa”. Dada oggi è sceso in piazza, a Foggia, per denunciare. Ripetuti episodi di aggressione ai braccianti africani impegnati nella coltivazione e raccolta di ortaggi. Per colpire, approfittano delle strade isolate e del buio. “Ci prendono di mira verso le 4.30 del mattino, prima dell’alba, quando ci muoviamo dai ghetti o dai casolari abbandonati per raggiungere i campi”. Loro in bicicletta, i violenti in auto o motorino. “Su ogni mezzo sono almeno in due: uno guida, l’altro ci lancia pietre. E poi gli insulti: ‘Coglione, bastardo, vieni qua’. Non possiamo vivere così, abbiamo paura”.

Stamattina la manifestazione di protesta promossa contro la violenza razzista. “Basta caccia al nero” dicono in coro. A promuovere il presidio, il Comitato Lavoratori delle Campagne. “Negli ultimi giorni sono stati colpiti con sassi, schiaffi e pugni. Ma è accaduto anche altro: a volte sono stati fatti cadere dalle loro biciclette per aggredirli, una volta finiti a terra”.

Nello scorso fine settimana, i migranti colpiti sono stati una decina, tra il capoluogo dauno e il ghetto di Borgo Mezzanone. In tre sono rimasti feriti, ma non tutti si sono rivolti alle cure dell’ospedale. La paura è tanta. “Quando vediamo qualcuno in quelle strade- racconta una delle vittime- non sai mai se è lì per caso o perché ci sta seguendo. Ci colpiscono e sappiamo che domani può succedere di nuovo. Siamo soli, sotto attacco. Non è giusto”. Anche se si muovono in gruppo, sanno di essere indifesi. “Abbiamo paura di stare avanti- confidano- ma anche di rimanere indietro”.

All’emergenza per le condizioni di vita nei ghetti e a quello delle misere paghe, si aggiungono gli episodi di violenza. “Lavoriamo per 4 euro l’ora, così non si può più continuare”. Chiedono il riconoscimento dei documenti, primo passo per avere case e contratti dignitosi. “Siamo stanchi delle promesse”.

Oggi si sono radunati al piazzale della stazione e hanno raggiunto la prefettura. “Ci hanno assicurato maggiori controlli” racconta Dada che, nel 2019, subì un’aggressione. Zone vaste e isolate, spesso in balia di caporali. Per alcuni dei migranti aggrediti in questi anni sono stati necessari anche interventi chirurgici. Molti scelgono di non denunciare. “Se vanno in ospedale, poi, non possono lavorare. Tre anni fa un nostro amico è stato bersaglio di una sassaiola, è rimasto ricoverato per sei mesi. Stava malissimo”. Aggressioni ai migranti così come alle loro case di fortuna. “A volte è capitato di trovarli per strada e soccorrerli”.

La loro speranza è che i soldi del Pnrr vengano utilizzati per rispondere ai bisogni abitativi, lontano dai ghetti. Intanto chiedono meno discriminazioni e burocrazia e un lavoro tutelato da contratti in regola. In molti affidano le loro speranze agli striscioni che colorano il corteo: “Basta guerra agli immigrati”. Qualcuno riesce persino a sorridere mentre mostra un cartello: “Più documenti, meno pomodori e broccoletti”.