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di Michela Anna Magnifico

La Repubblica, 30 settembre 2026

La storia di Giuseppe, 47 anni, che a Cerignola lavora dal 2012 su un bene confiscato alla mafia: dopo momenti al limite della legalità è andato in una comunità, poi ha ritrovato l’amico di infanzia Pietro che lo ha aiutato a rimettersi in piedi. “La sua storia è l’emblema di chi si è saputo mettere in gioco”. Una vita difficile, costellata di cadute, momenti bui ed infine anni di comunità. Fino al tentativo di trovare lavoro ma sempre con un’etichetta negativa che gli altri gli avevano cucito addosso. Fino all’incontro, anzi al ritrovato rapporto, con l’amico di infanzia che, nel frattempo, aveva messo su una cooperativa sociale che operava già da diversi anni su un bene confiscato alla mafia.

Siamo a Cerignola, comune in provincia di Foggia, dove i beni confiscati alle mafie danno lavoro ed integrazione sociale, salvano dalla strada e dalle situazioni complesse. Giuseppe ha 47 anni e dal 2012 la sua vita ha preso una strada diversa. La retta via. Non ama raccontarsi. Lo ha fatto per tanti anni, anche nelle scuole, come esempio di chi, dopo tante difficoltà e cadute, si è saputo rimettere in gioco. Reinventarsi. Raccontarsi a se stesso e agli altri. “Mi piaceva uno stile di vita alterato, soldi facili e sono caduto in un vortice che mi ha portato a peregrinare in varie comunità, fino ad incontrare una comunità di recupero a Foggia. È lì che è iniziata la svolta. Una volta terminato il percorso e rientrato a Cerignola, c’era il vuoto attorno a me. Solo la mia compagna mi era vicina. Lo è sempre stata nei momenti brutti ed in quelli belli. Fino all’incontro con Pietro (Fragasso, presidente della cooperativa Pietra di Scarto) con cui ci conosciamo da bambini. Abitavamo nello stesso stabile e siamo cresciuti insieme. Poi abbiamo preso strade diverse”.

Dal 2012 Giuseppe è stato prima vice presidente della cooperativa, poi nel cda. Attualmente ha un ruolo importante e delicato al tempo stesso. È coordinatore dei ragazzi in esecuzione penale esterna. Detenuti che di mattina si recano al lavoro sui terreni facenti parte del bene confiscato e la sera rientrano nel carcere. “Dal 2012 la mia vita è totalmente cambiata. Un nuovo percorso, nuovi stimoli. Ho iniziato con la raccolta delle olive (la Bella di Cerignola), abbiamo costruito tassello dopo tassello tanti progetti. Non avevamo nulla. Un capannone dove all’interno c’era soltanto un neon ed una vigna. Abbiamo dato vita a tante raccolte, pomodori, olive e ci occupiamo anche della trasformazione”. Tre anni fa Giuseppe ha vinto un’altra sfida. Questa volta giocata con suo figlio di appena 10 anni. “Vuoi vedere che mi diplomo”? - gli ho detto un giorno. “L’ho fatto per dargli un esempio. Trascorreva troppe ore a giocare a calcio, mentre io cercavo di fargli comprendere l’importanza dello studio. Mi sono diplomato perito agrario frequentando la scuola serale. Mio figlio ha capito e ha studiato, non tralasciando chiaramente la sua passione per il calcio”. Quest’anno la cooperativa Pietra di Scarto compie 30 anni e dal 1 al 3 ottobre terrà la prima edizione del Festival dei Banditi. Bandito non è soltanto chi delinque, ma chi viene messo ai margini, al bando dalla società.

“La storia di Giuseppe rappresenta l’emblema di chi era stato messo al bando e attraverso un bene confiscato si è rimesso in gioco divenendo punto di riferimento di tantissimi giovani che ogni anno passano da qui - ha spiegato Fragasso - È l’esempio concreto di come un bene confiscato possa rappresentare per una comunità non solo un simbolo ma uno spazio concreto di vita”. La sfida di Giuseppe ora è una. “Aiutare chi è in difficoltà. Non bisogna mai giudicare, ma tendere la mano”.