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di Valeria D’Autilia

La Stampa, 21 ottobre 2022

Il fratello: “Era uno sportivo, non aveva problemi di salute”. La procura ha aperto un’inchiesta per fare piena luce sull’accaduto. Il timore dei parenti è che il giovane “possa essere stato picchiato”, ma solo l’autopsia potrà chiarire cosa è successo.

“Chiedo giustizia. Voglio sapere cosa è successo”. Zakaria è il fratello di Osama Paolo Harfachi, il 29enne di origini marocchine nato in Italia, arrestato per una rapina e morto nel carcere di Foggia due giorni fa. I suoi familiari chiedono di accertare eventuali responsabilità. Al momento, presentata una denuncia contro ignoti. I genitori, Arika e Iakbir, vivono in Italia da 40 anni. Hanno cinque figli. “Siamo nati in Italia, abbiamo studiato qui” dice il fratello, di due anni più piccolo, che risiede nel piccolo comune foggiano di San Paolo di Civitate. Ad oggi, i parenti non hanno ancora potuto vedere la salma, neppure per il riconoscimento.

“Chiediamo venga fatta chiarezza - spiega l’avvocato Michela Scopece che assiste Zakaria e i suoi genitori - su quanto accaduto dal giorno dell’arresto sino all’improvvisa morte di Osama Paolo Harfachi”. La procura ha aperto un’inchiesta per fare piena luce sull’accaduto. Il timore dei parenti è che il giovane “possa essere stato picchiato”, ma solo l’autopsia - non ancora fissata - potrà chiarire i contorni di questa delicata vicenda. E ci sarebbero dei messaggi in cui un ex detenuto avrebbe riferito loro di aver visto Osama “tutto spezzato”.

Interviene anche il Sappe, il Sindacato autonomo di polizia penitenziaria: “Pur comprendendo il dolore, deve finire questa caccia al poliziotto penitenziario”. Il segretario, Federico Pilagatti, fa sapere che “l’allarme è stato dato dall’agente addetto alla sezione che, verso le ore 8, effettuando il giro di controllo, lo avrebbe visto steso sul materasso come se dormisse. Subito dopo è ripassato e, non ricevendo alcuna risposta dallo stesso, avrebbe dato l’allarme con l’intervento immediato dei sanitari che ne avrebbero constatato la morte”. Inoltre sottolinea che sia il personale in servizio che i compagni di stanza sono stati subito interrogati, “per eliminare qualsiasi sospetto”.

Zakaria, lei ha affidato ai social un messaggio di denuncia nel quale parla di una morte in circostanze misteriose...

“Mio fratello era sano. Un ragazzo atletico. È morto in cella, dicono per un arresto cardiaco. In alcuni messaggi, un detenuto che lo conosceva, e che avevano dimesso proprio il giorno in cui Osama ha varcato la porta del carcere, ci ha raccontato che era dolorante e gli avrebbe detto di essere stato picchiato dai poliziotti quando lo hanno fermato per la rapina. Adesso saranno le indagini a chiarire come siano andate realmente le cose”.

Come vi state muovendo?

“Abbiamo fornito tutta la documentazione alla Procura. Lui è stato arrestato martedì 13 ottobre, poi 5 giorni dopo l’hanno trovato morto. Io so solo che non aveva patologie, era uno sportivo: andava in palestra, giocava a calcio. Per questo vogliamo conoscere la verità. A noi risulta che non avesse alcun problema di salute. Ci stiamo mettendo in contatto con il Consolato, l’Ambasciata marocchina perché temiamo ci possa essere di mezzo anche la discriminazione. Mio fratello non ci ha mai chiamati dal carcere per dirci che era lì e nessuno di noi sapeva che era stato arrestato, neppure la sua compagna”.

Osama che ragazzo era?

“Faceva corsa, palestra. Era appassionato di calcio, giocava dove capitava: in spiaggia, per strada con ragazzi umili. Non ha mai sofferto di problemi di salute, era un leone. Poi si è sempre dato da fare come muratore, carpentiere o in campagna. Purtroppo c’è stata questa rapina. Era diventato papà da poco e conviveva con una ragazza italiana. Lascia la piccola Fatima di appena 7 mesi”.