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di Luca Pernice

Corriere del Mezzogiorno, 26 aprile 2025

Tortura, rischiano il giudizio dieci agenti, tre medici e una psicologa. Una spedizione punitiva per dare una lezione ad un detenuto considerato “problematico” e a un altro reo di essere intervenuto per difendere il compagno. Sarebbe questo il movente delle violenze avvenute l’11 agosto del 2023 all’interno del carcere di Foggia ai danni di un detenuto, originario di Bitonto, invalido al 100 per cento e affetto da gravi disturbi psichiatrici, picchiato con violenza e crudeltà da un compagno di Taranto. Per quella vicenda la procura di Foggia ha chiesto il rinvio a giudizio per 14 persone: dieci agenti della polizia penitenziaria, tre medici e una psicologa.

Per loro le accuse sono a vario titolo di concorso dei reati aggravati di tortura, abuso d’ufficio, abuso di autorità contro arrestati o detenuti, omissione d’atti d’ufficio, danneggiamento, concussione, falsità ideologica commessa da un pubblico ufficiale in atti pubblici, soppressione, distruzione e occultamento di atti veri. Il 15 settembre prossimo si svolgerà l’udienza preliminare davanti al gup del tribunale di Foggia Cecilia Massarelli.

Una inchiesta partita dopo una lettera giunta il 17 agosto del 2023 al tribunale di Foggia e scritta da un altro detenuto che descrisse cosa accadde all’interno di quella cella aggiungendo di “essere pronto a testimoniare”. Secondo quanto emerso dalle indagini, uno dei due detenuti era considerato da tempo come “problematico”. Due mesi prima dell’aggressione - secondo l’accusa - aveva minacciato una ispettrice della polizia penitenziaria con uno sgabello e graffiandola con le unghie sulla fronte.

Il carattere particolare del detenuto - affetto da patologie psichiatriche sfociate in atti autolesivi aveva portato il personale della polizia penitenziaria a chiedere più volte il suo trasferimento in un altro istituto. Il gip nell’ordinanza aveva evidenziato che si è trattato di “una lezione”, sia per dare sfogo alla rabbia repressa da tempo che per far capire ai due detenuti che non era il caso di continuare con simili condotte.

Secondo quanto ricostruito dal gip, l’11 agosto del 2023 gli agenti della polizia penitenziaria sarebbero entrati nella cella del detenuto “problematico”, iniziando a picchiarlo. Gli indagati - si legge nell’ordinanza di custodia cautelare avrebbero agito “utilizzando il loro numero soverchiante per impedire qualsiasi possibile reazione difensiva”. Gli indagati che avrebbero agito “con violenze gravi e con crudeltà” provocando alla vittima lesioni al capo, a un occhio e al torace, acute sofferenze fisiche e un verificabile trauma psichico.

Nel corso delle indagini sarebbe stata documentata la predisposizione e la sottoscrizione di atti falsi finalizzati a nascondere le violenze e a impedire che venissero emesse a carico dei due detenuti le diagnosi delle lesioni riportate. Il detenuto bitontino sarebbe stato costretto a firmare un documento in cui ammetteva di aver dato in escandescenze e negava di essere stato picchiato. All’altro detenuto, invece, fu fatto firmare un documento che lo dipingeva come testimone di comportamenti violenti del compagno di cella, con il quale si sarebbe sentito minacciato.