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di Maria Grazia Frisaldi

foggiatoday.it, 16 settembre 2025

Per un difetto di notifica, l’udienza preliminare è slittata al 6 novembre quando le difese potranno sollevare eccezioni, tecniche o di merito, dinanzi alla Gup Massarelli. Pervenuta una sola istanza di costituzione di parte civile: si tratta dell’associazione Yairaiha Onlus. Per un difetto di notifica, slitta al prossimo 6 novembre l’udienza preliminare del processo sulle presunte torture avvenute nel carcere di Foggia.

La vicenda, sfociata nel blitz dell’Arma del marzo 2024, ha portato all’arresto di 10 agenti della polizia penitenziaria dell’istituto di via delle Casermette, accusati a vario titolo di tortura, abuso d’ufficio, abuso di autorità contro arrestati o detenuti, omissione di atti d’ufficio, danneggiamento, concussione, falsità ideologica commessa da un pubblico ufficiale in atti pubblici, soppressione, distruzione e occultamento di atti veri. Gli agenti sono ritenuti responsabili di aver partecipato, con profili diversi di responsabilità, ad un violento pestaggio, compiuto l’11 agosto 2023, nei confronti di due detenuti; a questi 10 imputati, si aggiungono - per presunti reati legati alla sfera professionale - anche tre medici e una psicologa all’epoca dei fatti in servizio nell’istituto penitenziario foggiano.

Tutto rinviato al 6 novembre, quindi, dinanzi alla gup Cecilia Massarelli, quando le difese degli indagati potranno sollevare eccezioni, tecniche o di merito, rispetto a quanto formulato dalla pubblica accusa. “Il mio primo passo sarà contestare le accuse nel merito ed evidenziare la erronea qualificazione giuridica dei fatti contestati: per noi non si è trattato di tortura, non si è trattato di un ‘brutale pestaggio’ ma di turbolenze all’interno del carcere”, spiega l’avvocato Pio Gaudiano (nella foto in basso), che rappresenta la metà degli agenti penitenziari imputati. “Ancora, proverò ad epurare il materiale probatorio dagli atti contestati”. Il riferimento è ai video su cui fonda l’accusa “per i quali la difesa non ha possibilità di valutare la fonte originaria né il contesto: su una registrazione di circa 2 ore, infatti, sono stati estrapolati meno di 2 minuti relativi ai fatti contestati. Sul punto - aggiunge l’avv. Gaudiano - la difesa ha già posto una questione molto articolata e tecnica e sulla quale dovrà ovviamente pronunciarsi il giudice”.

Contestata anche la possibilità di una “spedizione punitiva” contro i detenuti: “Ipotesi inconsistente che abbiamo già contestato in fase cautelare”, aggiunge il legale, “atteso che nessuna spedizione punitiva poteva essere organizzata nell’ambito di una perquisizione ordinaria disposta dall’ufficio direttivo poche ore prima l’espletamento dei controlli”.

Le immagini video sotto inchiesta - Le indagini, lo ricordiamo, sono scattate all’indomani di una missiva fatta pervenire in Tribunale di Foggia, proveniente da via delle Casermette 22, ossia l’indirizzo della casa circondariale. L’incartamento, oltre al foglio di un detenuto che si diceva pronto a testimoniare “nel massacro, sanguinoso pestaggio”, conteneva un manoscritto firmato da un recluso della provincia di Bari, segnatamente di Bitonto, una delle due vittime della spedizione punitiva insieme al compagno di cella originario di Taranto (qui i dettagli dell’inchiesta).

“Urla di dolore e rumore delle botte” - Nelle carte dell’inchiesta coordinata dalla Procura, il Gip Carlo Protano, aveva riservato ampio spazio ai tentativi di occultamento della notizia di reato da parte degli arrestati, a partire dalle false dichiarazioni spontanee dei reclusi, evidentemente indotte dai principali indagati: dai falsi verbali alla costrizione al silenzio, dai falsi certificati medici alla pagina strappata dal registro, dal tentativo di distruzione delle videoregistrazioni alla falsa relazione di servizio (clicca qui per leggere l’approfondimento completo).

“Questa storia non mi piace” - Nel procedimento, ha presentato istanza di costituzione di parte civile l’associazione Yairaiha Onlus, rappresentata dall’avvocato Vito Daniele Cimiotta. “La nostra è l’unica associazione che ha depositato costituzione di parte civile” spiega rammaricato il legale. “È sconcertante, ma non certo sorprendente, che né il Garante nazionale né quello regionale abbiano scelto di costituirsi parte civile nel processo per le presunte torture nel carcere di Foggia. Parliamo di pestaggi brutali su due detenuti, uno di loro con disabilità al 100%, con accuse pesantissime: torture, abusi, falsi referti e tentativi di insabbiamento. È l’ennesima conferma di come chi dovrebbe difendere i diritti dei detenuti spesso scelga di voltarsi dall’altra parte. Ciò dimostra il totale disinteresse delle istituzioni per la situazione delle carceri”, conclude.