immediato.net, 24 settembre 2024
Notificato l’avviso a poliziotti penitenziari e camici bianchi. Tutto partì dalla lettera di un detenuto con il racconto delle violenze. Chiuse le indagini sul caso delle presunte torture nel carcere di Foggia. Il provvedimento, solitamente, anticipa la richiesta di rinvio a giudizio. Sotto indagine 10 agenti della polizia penitenziaria, tre medici, una psicologa. Il blitz di carabinieri e polizia penitenziaria risale al marzo scorso: gli agenti finirono ai domiciliari (poi sono tornati liberi), alcuni sospesi dal servizio. Le accuse vanno dalla tortura all’abuso di autorità fino a concussione, tentata concussione, falsità ideologiche, omissioni d’atto d’ufficio, soppressione atti, calunnia, favoreggiamento, danneggiamento e omissione di referto.
Indagati medici e psicologa, ma per loro fu rigettata la richiesta di misura cautelare. I medici avrebbero attestato falsamente di aver visitato i ristretti picchiati mentre la psicologa, pur avendo appreso dal detenuto D.B. che le vittime erano state aggredite da alcuni poliziotti penitenziari, avrebbe omesso di attestare di aver ricevuto tali dichiarazioni e, pur avendo appreso nell’esercizio della sua professione sanitaria, dei delitti contestati agli agenti arresti, avrebbe omesso di riferirne alle autorità. La donna, interpellata dal dirigente della Penitenziaria sulle vicende di violenza, gli avrebbe inoltre riferito di non sapere nulla dell’accaduto.
Tutto sarebbe partito il 17 agosto dello scorso anno quando al tribunale foggiano giunse la missiva del detenuto D.B., lo stesso che aveva parlato dei pestaggi alla psicologa, con un atto di querela nel quale si diceva pronto a testimoniare in merito al “massacro e al sanguinoso pestaggio che hanno cagionato gravissimi danni alla salute dei detenuti G.R. e F.M.”. Nonostante il mittente fosse D.B., la lettera conteneva un manoscritto di G.R. con scritto in oggetto: “Querela contro l’ispettore (nome Di Pasqua), il brigadiere del turno e altri agenti, tutti appartenenti al corpo della polizia penitenziaria di Foggia che il giorno 11 agosto 2023 mi hanno torturato violentemente con calci e pugni, con pestaggio sanguinoso”.
Le violenze sarebbero durate dalle 8:30 alle 9:15: “Ci sono le telecamere - scrisse nella missiva -. La stessa cosa (lo stesso pestaggio sanguinoso) hanno fatto contemporaneamente con il mio compagno di stanza. L’ho visto sanguinare e massacrato”. Subito venne sentito dal pm al quale G.R. raccontò le violenze. “Di Pasqua mi colpì con uno schiaffo che mi fece volare gli occhiali sotto il tavolo. Poi mi buttarono sul letto e mi colpirono in testa e nel costato destro. Il brigadiere quello biondino con il suo ginocchio mi colpì forte due tre volte nel costato destro perché lui sta insieme all’ispettrice Santacroce dinanzi la quale io mi autolesionai il giorno prima. Questo fatto che quei due stanno insieme me lo disse l’appuntato, quello con gli occhi celesti basso che lavora all’ufficio di fronte al Sert.
Quello mi disse che il brigadiere ce l’aveva con me perché io avevo offeso l’ispettrice Santacroce tagliandomi in sua presenza. Mi ricordo che mi fecero firmare delle dichiarazioni con le quali io assicuravo che non mi avevano fatto niente. Mi dissero ‘firma perché altrimenti te ne vai al carcere di Perugia’. Di Pasqua mi disse pure il comandante non c’è più, non verrà più e avrebbe comandato sempre lui. E io lì mi spaventai. lo mi spaventai sia del trasferimento a Perugia sia del fatto che non avrei potuto parlare più con il comandante, allora firmai”.
E infine: “Di Pasqua mi disse che se lui avesse raccontato ai detenuti foggiani che mi ero tagliato davanti all’ispettrice Santacroce, mi avrebbe fatto picchiare dai detenuti foggiani. Mi disse pure che lui si fa volere bene dalla mafia di Foggia e non perché fa entrare i cellulari e il fumo ma perché si comporta da uomo e nessuno lo tocca”.











