di Alessandro Fioroni
Il Dubbio, 24 ottobre 2024
In carcere ad appena dieci anni. In Australia, nella regione dei Territori del Nord (NT), il governo ha infatti varato una controversa riforma che abbassa l’età della responsabilità penale. Una vera e propria controtendenza visto che attualmente si sta tentando in tutta la nazione di aumentare l’età minima a 14 anni, in linea con gli altri paesi sviluppati e con le raccomandazioni delle Nazioni Unite. In realtà l’anno scorso il NT era diventata la prima giurisdizione ad alzare la soglia a 12 anni, ma il nuovo governo del Partito Liberale (CLP), eletto ad agosto, ha affermato che è necessaria un’inversione di tendenza per ridurre i tassi di criminalità giovanile.
Secondo i legislatori l’abbassamento dell’età alla fine proteggerà i bambini, nonostante i medici, le organizzazioni per i diritti umani e i gruppi aborigeni contestino questa logica. Proprio le comunità indigene saranno le più colpite dalla nuova legge, già oggi nei Territori del Nord i bambini aborigeni vantano un triste record di un tasso di incarcerazione superiore di ben 11 volte rispetto alle altre regioni del paese. Gli aborigeni costituiscono il 3,8% degli oltre 26,5 milioni di abitanti dell’Australia. Al contrario, questa minoranza rappresenta il 33% della popolazione carceraria australiana, attualmente composta, secondo i dati ufficiali, da circa 42 mila detenuti.
La leader dell’opposizione laburista, Selena Uibo, la prima e unica donna aborigena a capo di un grande partito in Australia, ha definito il varo della riforma come un’aberrazione: “È un giorno buio per il nostro Paese. Sappiamo, perché tutte le prove ce lo dicono, che prima un bambino entra in contatto con il sistema di giustizia penale, più è probabile che il suo coinvolgimento sia prolungato nel corso della sua vita. Vogliamo vedere i bambini ritenuti responsabili di comportamenti scorretti, ma poi sostenuti per intraprendere un percorso migliore”.
Il commissario per l’infanzia del NT Shahleena Musk, una donna dell’etnia Larrakia di Darwin, ha affermato che i bambini aborigeni hanno meno probabilità di essere ammoniti, più probabilità di essere accusati e perseguiti attraverso i tribunali e di essere trattenuti in custodia rispetto ai criminali non aborigeni. Attualmente l’Australia sembra essere in preda ad un’esplosione di criminalità giovanile, in diverse regioni si sono susseguiti una serie di incidenti violenti quest’anno che hanno provocato addirittura l’istituzione del coprifuoco da parte delle autorità locali, come quello decretato per tutti i teenager nella città di Alice Springs.
Il primo ministro Lia Finocchiaro ha detto che al suo governo è stato dato un mandato, dopo la vittoria elettorale schiacciante, e che il cambiamento consentirà ai tribunali di sottoporre i giovani a programmi progettati per affrontare le cause profonde dei loro crimini che, secondo le statistiche, sono principalmente reati di effrazione e aggressione.
Il governo del NT ha anche inasprito le regole sulla cauzione e introdotto sanzioni per chi pubblica i propri atti criminali sui social media. Tuttavia, gli studi sia a livello globale che nella stessa Australia hanno dimostrato che incarcerare i bambini li rende più propensi alla recidiva e spesso ha un impatto disastroso sulla loro salute, sull’istruzione e il lavoro. All’inizio di quest’anno un rapporto della Commissione australiana per i diritti umani, un’agenzia federale indipendente, ha rilevato che la politica in tutta la nazione è guidata dalla retorica populista e giustizialista della “tolleranza zero” contro il crimine, e che i governi dovrebbero invece reinvestire il denaro speso per incarcerare i bambini in servizi di supporto che siano in grado di garantire il loro reinserimento sociale. Secondo la commissaria Anne Hollonds “Abbassare l’età della responsabilità penale a dieci anni non renderà le comunità più sicure, ma aumenterà solo i tassi di criminalità infantile. Si tratta di bambini in età di scuola primaria e le risposte dure e punitive non sono la risposta”.










