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forlitoday.it, 21 marzo 2025

Durante la visita, i consiglieri hanno potuto confrontarsi con la dirigente e dialogare con i detenuti impegnati in attività funzionali al reinserimento sociale, al rispetto della legalità e alla costruzione di percorsi lavorativi. Martedì una delegazione di consiglieri comunali ha visitato il carcere di Forlì. Accompagnati dalla dirigente Carmela De Lorenzo e dal sostituto commissario della Polizia Penitenziaria Gennaro Zampella, gli amministratori sono stati accompagnati a conoscere i percorsi formativi e le attività presenti all’interno della struttura, tra cui la cartiera Manolibera e i tre laboratori artigianali di assemblaggio elettrico della sezione protetta. La visita ha poi interessato i locali infermieristici, la biblioteca, le cucine, la sezione femminile e la chiesa. Durante la visita, i consiglieri hanno potuto confrontarsi con la dirigente e dialogare con i detenuti impegnati in attività funzionali al reinserimento sociale, al rispetto della legalità e alla costruzione di percorsi lavorativi.

Nel frattempo l’associazione Antigone Emilia Romagna ha prodotto un resoconto delle visite effettuate nel 2024 nelle carceri dell’Emilia Romagna, fornendo una fotografia dello stato attuale dei dieci istituti penitenziari per adulti presenti in regione e dell’istituto per minorenni di Bologna. “L’incremento generale delle persone detenute nell’anno 2024 (da 3572 a 3820, dati ufficiali del Ministero della Giustizia al 31 dicembre 2024) sfiora il 7%, portando la regione Emilia Romagna a un tasso di affollamento che rasenta il 128%, contro il 120,5% del tasso nazionale - si legge nel dossier -.Gli istituti più sovraffollati sono Bologna (171%), Ferrara (162%) e Modena (153%), mentre altri istituti si collocano al di sotto della capienza regolamentare (Piacenza, Reggio Emilia, Forlì, Ravenna)”.

“Con questo report vogliamo ribadire come le condizioni di detenzione non dipendono solo dal numero di persone ristrette, ma anche da come e dove queste siano detenute - viene comunicato dall’associazione Antigone -. Al sovraffollamento, che rimane un elemento cruciale di analisi, si aggiungono altri fattori che incidono gravemente sulla qualità della vita in carcere e sulla salute psico-fisica delle persone ivi ristrette, quali: strutture a volte fatiscenti, carenza di attività e di personale, maggiori chiusure delle sezioni, e più isolamento. In questo contesto si inserisce il drammatico dato sulle morti e i suicidi in carcere. In regione, nel 2024, si sono tolte la vita 9 persone; dal 31 dicembre ad oggi, in poco più di due mesi, sono 8 i decessi già registrati nelle nostre carceri. L’ultima morte è avvenuta solo pochi giorni fa nell’istituto bolognese. Sono innumerevoli i fattori di rischio presenti all’interno degli istituti penitenziari italiani. L’elevato tasso di suicidi cui stiamo assistendo - mai così elevato - ci deve mettere in guardia rispetto all’estrema afflizione e sofferenza prodotta dal carcere. Modi della pena che, oltre a non rispettare i criteri di dignità sanciti dalla Costituzione, finiscono per favorire la recidiva piuttosto che abbatterla”.

Per quanto riguarda lo stato del carcere di Forlì, “l’istituto presenta i consueti problemi strutturali, dovuti al fatto che il carcere è ricavato all’interno di una rocca; dunque, mancano gli spazi per la socialità, le celle risultano piccole e anguste, una sezione del terzo piano è ancora chiusa in attesa di ristrutturazione a seguito dei danni provocati dall’alluvione dello scorso anno e i lavori per la costruzione di una nuova e più idonea struttura risultano ancora bloccati - si legge nel dossier dell’associazione, frutto di una visita effettuata lo scorso luglio -. Come ogni anno, tuttavia, Forlì compensa la mancanza degli spazi con la forte vocazione trattamentale che lo caratterizza ormai da tempo, mantenutasi anche con il recente cambio della Direzione, avvenuto a marzo 2023”.

“L’offerta trattamentale risulta essere ricca, così come le attività offerte dal volontariato, molte delle quali, va segnalato, sono svolte-frequentate da detenuti e detenute insieme. In seguito all’applicazione della circolare volta alla riorganizzazione della media sicurezza, tutte le sezioni sono a trattamento intensificato, tranne una, adibita al trattamento ordinario. In questa sezione le celle dovrebbero rimanere chiuse - viene aggiunto -. Tuttavia, la Direzione ha chiesto una deroga a tale chiusura per il periodo estivo. Infatti, le celle delle sezioni maschili mancano di cancelli e si chiudono solo mediante blindi. Tale mancanza, insieme con le ridotte dimensioni delle finestre, rende la permanenza nella sezione chiusa durante i mesi estivi particolarmente dura, sebbene nelle celle vi siano però ventilatori”.

Viene segnalata una migliore condizione del reparto femminile, “dove le celle sono più ampie e i locali doccia risultano essere meglio manutenuti. Non c’è, invece, una sezione ex articolo 32, ma solo una cella al terzo piano che può essere utilizzata a questo scopo in caso di necessità. In questo istituto è garantita copertura medica 24 luglio. Il clima generale appare disteso, e solida la collaborazione tra le diverse figure che operano nell’istituto. Si segnala, infine, la difficoltà di contatto dei detenuti con il magistrato di sorveglianza, che nell’anno 2023, si è recato in istituto una sola volta”.