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forlitoday.it, 7 marzo 2022

Il Comune di Castrocaro Terme e Terra del Sole dal 23 settembre è diventato “partner di rete” del Protocollo Altremani. Palazzo Pretorio ha ospitato sabato mattina il seminario promosso dal Comune di Castrocaro Terme e Terra del Sole dal titolo “Carcere e lavoro: dai vantaggi per l’impresa alle opportunità di reinserimento sociale” alla presenza di Palma Mercurio, direttore della Casa circondariale di Forlì; Lia Benvenuti, direttore generale Techne, agenzia formativa pubblica che coordina i laboratori con funzioni di regia; ed i rappresentanti di alcune imprese che commissionano lavori ai laboratori ovvero Davide Saputo (Cepi), Pietro Bravaccini (Vossloh Scwabe Italia) e Cristian Ciani (Crd Ldamiere).

“Questo seminario - esordisce Marianna Tonellato, sindaco di Castrocaro e Terra del Sole, che ha coordinato l’incontro - è stata un’occasione per presentare ai cittadini, ed in particolare agli imprenditori del territorio, le motivazioni di tale adesione perché sono fortemente convinta che il lavoro in carcere possa essere sicuramente un’opportunità di reinserimento sociale per il detenuto, ma anche un reale vantaggio per l’impresa”. Il Comune infatti dal 23 settembre è diventato “partner di rete” del Protocollo Altremani, che ha dato vita ai laboratori nei quali lavorano, ogni giorno, detenuti della Casa Circondariale di Forlì, ovvero il Laboratorio Altremani di assemblaggio e di saldatura.

“Altremani comprende 2 laboratori - spiega Benvenuti - uno di assemblaggio ed uno di saldatura entrambi interni al carcere. Nato nel 2006 - continua la Benvenuti - il Laboratorio di assemblaggio rappresenta un’esperienza di grande successo, per nulla scontato all’interno di un carcere, sia in termini occupazionali che economici; Altremani, infatti, rappresenta un’eccellenza a livello nazionale non solo per gli oltre 90 detenuti che in questi anni ha coinvolto, ma anche grazie all’autosufficienza economica raggiunta dal Laboratorio, superando le difficoltà strutturali, logistiche, normative e relazionali caratterizzanti le attività in carcere che spesso ne compromettono non solo l’autosufficienza economica ma la stessa sostenibilità”.

Anche il più recente laboratorio produttivo di saldatura, nato nel 2020 in piena pandemia, si sta dimostrando un’iniziativa di grande successo sia in termini occupazionali che produttivi. Con l’intento di insegnare un mestiere ai detenuti e offrire loro una professionalità che possa essere spendibile al termine della pena, il laboratorio nasce come spin off del laboratorio di assemblaggio Altremani, che funge da coordinamento dei laboratori produttivi interni al carcere.

“Questi laboratori hanno raggiunto risultati per nulla scontati - sottolinea Mercurio - ottenuti grazie al lavoro e alla collaborazione di una rete territoriale fatta di enti pubblici e privati nonché di preziosi collaboratori interni ed esterni al carcere. Oggi nel carcere di Forlì ci sono 149 detenuti - continua la Mercurio - e dare lavoro in carcere significa dare una speranza a questi detenuti che attraverso un mestiere vengono rieducati alla legalità e possono diventare, una volta usciti, protagonisti attivi della società civile”.

“Ci sono limiti oggettivi operando in carcere - evidenzia Bravaccini - dovuti ad aspetti organizzativi e logistici complessi ma il vantaggio economico per l’impresa è indiscutibile, la qualità delle lavorazioni è molto buona ed i tempi di consegna vengono rispettati; tutti aspetti da non sottovalutare - continua Bravaccini - che permettono ai laboratori di essere concretamente competitivi sul mercato, rappresentando una reale opportunità per l’imprenditore”.

“I detenuti che lavorano nel laboratorio di saldatura interno al carcere seguono una formazione specifica - spiega Saputo - che li porta a diventare manodopera specializzata capace di garantire alti standard di qualità. Nella nostra azienda - continua Saputo - lavorano 2 ragazzi provenienti dal carcere che si sono dimostrati lavoratori preparati e capaci, con una forte motivazione e un grande desiderio di riscatto”.

“Fornire commesse ai laboratori - spiega Ciani - significa per un’impresa credere nel valore sociale e riabilitativo del lavoro ma significa anche poter contare su costi molti convenienti che ripagano dei diversi disagi che sono insiti nell’operare in un carcere”. In Italia il tasso di recidiva tra i detenuti è ancora molto alto ma di fronte ad esperienze di lavoro in carcere, quali il Laboratorio Altremani, si riescono a raggiungere obiettivi di reale rieducazione, riabilitazione e reinserimento del detenuto nella società. Spesso il cittadino chiede allo Stato un carcere “custodiale” e repressivo non avendo invece coscienza del fatto che la chiave per scongiurare i pericoli di recidiva è il lavoro, unico mezzo di vera rieducazione e riabilitazione.