di Luca Bertaccini
Il Resto del Carlino, 19 luglio 2022
La direttrice della Casa circondariale: “Doveva essere pronto 10 anni fa. E a noi serve più personale”. Intanto alla Rocca arriva il Codice ristretto, per spiegare ai reclusi come accedere a misure alternative.
Quando sarà pronto il nuovo carcere al Quattro? Una data certa al momento non c’è. “È una vergogna”, commenta il direttore della casa circondariale cittadina, Palma Mercurio, durante la presentazione del progetto Codice ristretto, opuscolo destinato ai detenuti per informarli sui percorsi e sui diritti da seguire per accedere alle misure alternative alla detenzione. “Nel 2011 il provveditore regionale alle carceri, Nello Cesari, mi disse ‘sarà pronto l’anno prossimo’”. “Senza però dire quale sarebbe stato, l’anno prossimo”, ironizza il consigliere regionale del Pd, Massimo Bulbi. Al Quattro la struttura tanto attesa, parola della dottoressa Mercurio, “ha solo la sezione femminile”. Nel complesso “ci sono solo le pareti”, dentro l’opera è ancora tutta da costruire. In questi anni, per quello che è stato possibile ricostruire dato che la competenza è ministeriale (lo stesso Comune di Forlì fatica a ottenere informazioni), il problema principale è stato il fallimento dell’azienda che si era aggiudicata l’appalto.
“Il consiglio regionale, quasi all’unanimità - ricorda Bulbi -, ha votato una risoluzione con la quale chiediamo alla giunta e al presidente Bonaccini di sollecitare il governo a portare a termine l’opera”. Quale sia la stabilità dell’attuale governo è cosa nota, dunque a ritardo potrebbe aggiungersi altro ritardo. Sia come sia, alla Rocca intanto, dice il direttore Mercuri, “serve più personale qualificato”.
Parlando di funzionari “giuridico-pedagogici” ce ne sono “uno e mezzo, nel senso che uno è part-time”. All’organico della polizia penitenziaria “mancano 30 agenti”, a fronte di 140 detenuti, 130 dei quali hanno alle spalle sentenze definitive. Arrivando al Codice ristretto, a spiegarne i contenuti a un gruppo di detenuti al lavoro nei laboratori sono stati Bulbi e l’avvocato Luca Donelli. “Questo documento è stato fatto nel vostro interesse - ha detto il legale, in rappresentanza della Camera Penale della Romagna. Si tratta di un prontuario, diviso in tre opuscoli, attraverso il quale saprete cosa fare e cosa no”.
Qualche esempio: un detenuto ordinario condannato a una pena inferiore ai 6 mesi, può chiedere l’affidamento in prova ai servizi sociali dopo un mese di osservazione, mentre non ha diritto la riduzione di pena, che matura solo dopo aver scontato un semestre di detenzione. Altro caso è quello di chi, dopo l’evasione, è finito di nuovo in carcere. In questo caso il diretto interessato non potrà accedere al lavoro esterno per i successivi tre anni. Complessivamente i casi sono 26. Se una detenuta è incinta può scontare la pena ai domiciliari a patto che abbia da scontare un periodo residuo non superiore ai 4 anni. “Il Codice ristretto - spiega Bulbi - è nato con l’obiettivo di darvi contezza di ciò che potete chiedere”. E non sempre ottenere, perché la buona condotta ha un peso sulle decisioni del magistrato di sorveglianza.










