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di Luca Bertaccini


Il Resto del Carlino, 12 febbraio 2022

 

Grido d'allarme dei sindacati sulla situazione alla Rocca: "Grave carenza d'organico, di organizzazione e agenti aggrediti". Carenza di personale. Agenti di polizia penitenziaria che soffrono d'ansia. Pause pranzo da consumare in 10 minuti. Turni di lavoro troppo lunghi. Aggressioni da parte dei carcerati. Detenuti con problemi psichiatrici portati a Forlì e non in istituti specializzati nelle loro cure.

Sei sigle sindacali - Cgil, Uilpa, Sappe, Osapp, Uspp e Cnpp - lanciano l'allarme sulla struttura di via della Rocca. Partiamo dai numeri: nell'edificio dovrebbero lavorare 132 unità di polizia penitenziaria, comprensive di 16 ispettori, 20 sovrintendenti e 93 agentiassistenti. In organico ci sono all'oggi 118 unità (108 i poliziotti), di cui 28 amministrativi. La situazione, spiegano Daniele Avantaggiato (Funzione Pubblica-Cgil), Francesco Campobasso (segretario regionale Sappe) e Maurizio Magliarella (segretario provinciale Osapp), "è peggiorata giorno dopo giorno". Il Covid ha avuto "un impatto lieve", con solo un paio di contagi tra i detenuti e pochissimi (due in gennaio) tra gli agenti di polizia penitenziaria. Ma è la carenza d'organico la variabile più sentita: "La situazione è nel complesso insostenibile. Facciamo un appello all'amministrazione penitenziaria perché intervenga. Un appello - spiega Avantaggiato - esteso anche al Comune di Forlì, perché il carcere non è un corpo estraneo alla città".

In una recente riunione con la direttrice del carcere, i sindacati, racconta Magliarella, hanno chiesto "la chiusura della struttura". Una provocazione - fino a un certo punto -, per rendere evidente che così non si può più andare avanti. E alla stessa amministrazione penitenziaria viene posta questa domanda: "Le interessa il carcere di Forlì o lo vuole chiudere?". Inutile attendere che arrivi una boccata d'ossigeno dal carcere in costruzione al Quattro. "Andrò in pensione tra 8-9 anni, credo che non lo vedrò terminato", ironizza Avantaggiato. L'attuale struttura in via della Rocca, aggiunge Campobasso, "è fatiscente. Sappiamo essere attenzionata periodicamente da personale dell'Ausl per verificarne le condizioni". Tornando ai numeri della polizia penitenziaria, "con questa organizzazione non siamo più in grado di garantire il livello minimo di sicurezza". Negli ultimi tempi sono arrivati tra i 3 e i 5 carcerati affetti da patologie psichiatriche, la cui situazione è incompatibile col carcere di Forlì (strutture adatte a loro sono a Reggio Emilia e Piacenza). Capita così, racconta un agente, "di dover accompagnare chi soffre di questa patologia al pronto soccorso e di doverci restare fino a quando non viene dimesso". E così il limite del turno di 6 ore va a farsi benedire. "Si arriva anche a 12-13 ore di lavoro, quando per legge, in casi estremi, non dovremmo superare le nove".

All'Amministrazione penitenziaria viene contestata anche l'assegnazione del personale: le carenze d'organico riguardano gli uomini, e non le donne (30 le agenti, a fronte di una sezione femminile con 20 detenute). Ospiti del carcere sono 150-160 persone. "Per una volta non è questo il problema", dicono i presenti. La domanda resta: il grido d'allarme dei sindacati resterà inascoltato?