di Gabriella Cerami
La Repubblica, 30 luglio 2024
Il vicepremier in conferenza stampa con Maurizio Turco rilancia il rinnovo del contratto per la polizia penitenziaria. Sulle misure d’emergenza però garantisce “piena sintonia” con il governo. Non un intervento legislativo, ma visite nelle carceri per esaminare la situazione. Nel giorno in cui i suicidi in cella in meno di sette mesi raggiungono il tragico numero di sessanta, il segretario di Forza Italia Antonio Tajani in conferenza stampa con il partito Radicale di Maurizio Turco difende il decreto Carceri in discussione in Senato e rivendica la decisione di non aver più sostenuto la proposta di legge Giachetti che prevedeva uno sconto di pena di 60 giorni ogni sei mesi, al posto di 45, così da alleggerire gli istituti penitenziari sovraffollati.
Per gli azzurri non è questa la soluzione e lanciano invece l’iniziativa “Estate in carcere”. Si tratta di “visite che hanno l’obiettivo di fare un esame della situazione. Vedremo i detenuti, i garanti dei detenuti, tutti gli operatori delle carceri. Ho già parlato - dice Tajani - con il ministro Paolo Zangrillo, perché occorre rinnovare il contratto collettivo relativo al personale della polizia penitenziaria”.
Il documento siglato con Forza Italia è “un primo passo importante, ma ci muoviamo nella prospettiva che serviranno attività di approfondimento”, aggiunge Turco che chiede però che vi sia un’amnistia, “non se ne fanno da decenni, perfino nel periodo del fascismo vennero concesse”. Tajani si smarca immediatamente: “Siamo in perfetta sintonia con le parole di Carlo Nordio e con l’attività di governo. Noi non abbiamo mai parlato di amnistia, non l’abbiamo chiesta e non c’è nel documento, si tratta di una serie di iniziative che non riguardano l’attività legislativa, accendiamo i riflettori su una realtà, nessun intento polemico”. L’illustrazione di questa inedita iniziativa è di per sé complessa, malgrado il segretario azzurro dica che la collaborazione con i Radicali fa parte del progetto che dovrà portare il partito a raggiungere il 20%. Sta di fatto che sulle carceri, tema caro al partito di Turco, nelle ultime settimane i berlusconiani hanno compiuto diverse giravolte. Alla fine, le proposte di modifica che avrebbero in qualche modo permesso la liberazione anticipata sono state stralciate ed è rimasta solo quella che prevede misure alternative per i tossicodipendenti condivisa dal resto della maggioranza.
Ma alla vigilia dell’incontro con la stampa organizzato da Tajani insieme ai Radicali, che appunto hanno una posizione più dura nei confronti del governo, il ministro della Giustizia Carlo Nordio è intervenuto per chiarire che “abbiamo fatto tanto e tanto abbiamo ancora da fare. L’attenzione e l’impegno di tutti noi sono massimi” e ricorda che sono state rafforzate le misure per il personale, quindi fa un lungo elenco delle assunzioni fatte e dei posti messi a bando. Quanto basta per far dire al leader di FI, che sulle carceri non vuole entrare in rotta con l’esecutivo né enfatizzare troppo la collaborazione con i Radicali: “Ci fa piacere che il nostro appello venga ascoltato anche dal massimo responsabile della Giustizia”.
Alleanza verdi e sinistra chiede invece al governo di aprire a modifiche, quando martedì arriverà in Aula il decreto Carceri. “Oltre 14 mila detenuti in più rispetto alla capienza e, nel solo 2023, sono stati più di 4 mila i detenuti cui sono stati riconosciuti risarcimenti per trattamenti inumani e degradanti dalla magistratura di sorveglianza”, ricorda Ilaria Cucchi: “C’è ancora tempo e modo di cambiare il decreto, renderlo più umano. Chiedo alla maggioranza e al governo di non chiudere la porta alle richieste di miglioramento”. Il governo però ha già deciso che sul provvedimento sarà posta la fiducia.











