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di Federica Olivo

huffingtonpost.it, 4 giugno 2026

Una brutta giornata per i forzisti: Nordio e FdI dicono no a quattro proposte per rilanciare il tema dopo il referendum. Sul fine vita il partito è costretto a seguire il resto della maggioranza chiedendo il rinvio in commissione. E firmando l’affossamento della legge. La rivoluzione che vorrebbe Marina Berlusconi stenta e parecchio. Lo testimoniano due scene, che vedono entrambe Forza Italia protagonista. La prima: pieno mattino, i nuvoloni iniziano a diradarsi su Roma dopo un lungo acquazzone. Non si diradano i nuvoloni sulla maggioranza. I referenti giustizia dei partiti di centrodestra si vedono al ministero della Giustizia, convocati dal ministro Carlo Nordio. Obiettivo dell’incontro: pianificare le prossime mosse in materia di giustizia. Riuscire a portare a casa qualche briciolo di riforma, dopo la sconfitta referendaria. Risultato dell’incontro: un nulla di fatto, dopo tre ore non esattamente serene, e l’aggiornamento alla prossima settimana.

Ma cosa è successo? Dietro la versione ufficiale - “abbiamo messo sul tavolo tutti i temi, ci rivediamo un’altra volta perché abbiamo fatto tardi” - c’è dell’altro. C’è l’insistenza di Forza Italia nel portare avanti alcune riforme. E la resistenza di Fratelli d’Italia, sempre meno incline a creare nuovi fronti con la magistratura dopo il “no” alla separazione delle carriere. 

Durante l’incontro convocato da Nordio i due capigruppo forzisti, Enrico Costa e Stefania Craxi, hanno fatto presente che ci sono degli obiettivi da raggiungere “per rispetto dei 13 milioni di elettori che hanno votato sì alla separazione delle carriere”. Quattro in particolare i cavalli di battaglia di Forza Italia: la responsabilità civile dei magistrati, il mantenimento della limitazione delle intercettazioni, la stretta sul sequestro degli smartphone, la calendarizzazione della riforma della prescrizione, da tempo giacente in Senato. A tutti questi punti, alcuni dei quali appoggiati anche dalla Lega, FdI ha risposto con un “no”. Un diniego che si è colorato di varie gradazioni, a seconda del tema. Se sulla prescrizione Nordio si è limitato a prendere tempo, sulla responsabilità civile dei magistrati - il principio secondo cui se un giudice condanna un innocente o manda in galera un indagato che poteva rimanere a piede libero durante le indagini deve risponderne personalmente - è stato perentorio. Ha ricordato che già nei giorni scorsi aveva detto di essere contrario a una mossa del genere: “Non è nel programma - è il pensiero di Nordio - e per me mai lo sarà”.

Per quanto riguarda la riforma delle intercettazioni, anche questa molto cara a Forza Italia e già in vigore, il partito di Giorgia Meloni è determinato a non far cadere l’appello di Giovanni Melillo, procuratore nazionale Antimafia. La nuova legge, è la tesi del super procuratore, rappresenta, “un arretramento della linea di efficacia delle investigazioni in materia di criminalità organizzata e terrorismo”. Parole che hanno indotto lo stesso Guardasigilli a decidere di rimettere mano al testo, per edulcorarlo. A rilento anche il disegno di legge sui limiti al sequestro degli smartphone. Il 9 giugno ci sarà un secondo round di questa riunione, ma per ora i forzisti escono sconfitti. E non riescono a portare a casa neanche uno dei temi tanto cari a Marina Berlusconi. Sui quali la figlia dell’ex premier punta per rilanciare, da lontano, il partito del padre.

Ma la giornata nera di FI non si ferma alla giustizia. Perché ecco l’altra scena: pieno pomeriggio, nell’Aula del Senato va in scena una sconfitta molto più velata. Quella sul fine vita, anche questo un tema caro a Marina Berlusconi. Dopo un balletto estenuante in commissione, alla fine del quale Forza Italia si era impegnata a sbloccare l’impasse, la maggioranza non è riuscita a chiudere il testo. In Aula è arrivata la proposta dell’opposizione. Si tratta del testo scritto dal senatore del Partito democratico Alfredo Bazoli, che riprende per grandi linee la sentenza della Corte costituzionale sul caso Dj Fabo/Cappato. Una proposta che non entusiasma la maggioranza, ma sulla quale Forza Italia aveva ipotizzato di lasciare libertà di coscienza. Alla fine però la linea è stata un’altra: Forza Italia si è accodata al resto della maggioranza, anche in questo caso. Craxi è intervenuta in Aula a sostegno della proposta di Fratelli d’Italia di rinviare il provvedimento in commissione: “Torniamo in Aula prima dell’estate con un testo il più condiviso possibile”, ha proposto la senatrice. 

Ufficialmente il rinvio serve a discutere meglio del tema, praticamente è un modo per spostare l’asticella ancora più avanti. Perché il vero disegno del centrodestra, come aveva raccontato qui HuffPost, è il seguente: arrivare agli sgoccioli della legislatura con l’approvazione, solo in un ramo del Parlamento, di un testo vergato solo dalla maggioranza. Un testo inutile allo scopo, dunque, perché se approvato da una Camera sola non sarà mai legge. Non in questa legislatura. Nel 2027 si ricomincerà da capo.