di Pietro De Leo
Libero, 7 novembre 2026
Tajani agli Stati generali dei garantisti annuncia la presentazione di un emendamento alla manovra. Il garantismo come tratto identitario di Forza Italia e come impegno politico da rilanciare dopo il referendum sulla giustizia. È il messaggio che arriva dagli Stati generali dei Garantisti, organizzati alla Camera dal capogruppo azzurro a Montecitorio Enrico Costa. È l’occasione per ribadire la necessità di proseguire sulla strada di riformare la giustizia. Con una novità sul fronte delle iniziative parlamentari degli azzurri: l’eventualità di un emendamento alla manovra per istituire un fondo destinato a risarcire le vittime degli errori giudiziari. Ad annunciarlo è il vicepresidente del consiglio e segretario nazionale Antonio Tajani, che lega il principio garantista alla necessità di tutelare chi finisce ingiustamente coinvolto in un procedimento.
“Garantista significa ispirarsi al diritto romano. Quando c’è un dubbio bisogna stare dalla parte dell’imputato, mai un innocente in carcere, ci sono troppi errori giudiziari, questo non significa condannare il magistrato”. Da qui la proposta: “Se lo Stato sbaglia deve risarcire. Siamo favorevoli alla legge Zancheddu. Per questo stiamo riflettendo se inserire nella legge di bilancio un emendamento per un fondo”. Il vicepremier sgombra il campo da ogni possibile equivoco sul rapporto con le toghe. “Essere garantisti non significa andare contro i magistrati. Essere garantisti significa credere nella separazione dei poteri”. Dunque “non vogliamo essere il partito nemico dei magistrati. Serve dialogo, si devono fare passi in avanti”.
La separazione delle carriere resta un obiettivo, nella convinzione che indipendenza e autorevolezza della magistratura debbano essere preservate. È Costa a richiamare poi l’attenzione sulle riforme ancora ferme in Parlamento, a partire dalla prescrizione. Il presidente dei deputati azzurri denuncia il rischio che le misure garantiste rimangano ostaggio di un’inerzia politica che favorisce, al contrario, le soluzioni più improntate al populismo penale. “Dal 2021 Bonafede non è più Guardasigilli, la stragrande maggioranza del Parlamento si dichiara favorevole a tornare allo status quo ante. Eppure tutto resta impantanato al Senato”. Da qui l’appello: “Ora basta inerzia perché rischiamo di tenerci l’illiberale legge Bonafede”.
La giornata serve anche a ribadire che il risultato del referendum non ha cancellato la domanda di una giustizia più equilibrata. Gian Domenico Caiazza, presidente del Comitato Giustizia Liberale della Fondazione Einaudi, ha invitato invita a non considerare marginali i principi del garantismo dopo la consultazione: “Noi siamo qui per rilanciare questi temi che sono di difficile comprensione”. Nel corso degli Stati Generali è stato anche presentato un sondaggio realizzato da Alessandra Ghisleri. Il livello fiducia nella magistratura registra appena il 36,3% di giudizi favorevoli a livello nazionale, il 22,3% tra gli elettori di centrodestra e il 65,9% tra gli elettori del Campo Largo. Mentre per chi ha avuto un’esperienza diretta con il mondo della giustizia, il 50,3% la reputa negativa, al di là dell’esito finale; il 25,0% un’esperienza positiva; il 24,7% un’esperienza neutra o non giudicabile.









