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di Laura Serafini

La Fedeltà, 6 luglio 2026

Il progetto agricolo di Cascina Pensolato, ha segnato un nuovo inizio. Pochi giorni fa Francesco era ad Acceglio, nella casa alpina dell’Azione Cattolica, a raccontare a una platea di adolescenti “che nella mia vita ho avuto tutto, ma non ho avuto niente. Ho guidato auto costose, molto, e ho avuto soldi, tanti. Ma alla fine in mano non mi è rimasto nulla. A causa delle mie scelte di allora oggi non sono padre, non sono marito, non sono nonno”. Oggi, però, Francesco tende la mano agli altri, come è stata tesa a lui, “senza pretese, senza troppe domande, senza provare a cambiarmi, ma mostrandomi che c’è un altro modo di vivere”.

Oggi Francesco di anni ne ha 71, la prima volta che è entrato in carcere era minorenne, al Ferrante Aporti a Torino. “Il cappellano era don Luigi Ciotti, un giovane sacerdote pieno di energia e di sogni che tanto ha fatto per aiutare noi detenuti”. Di anni in carcere ne avrebbe trascorsi tanti Francesco, anche periodi di isolamento. Ogni volta che scontava la pena e usciva di prigione riprendeva la stessa strada, la più facile e la più sbagliata. “Uno dei momenti più difficili della mia vita è stato il giorno in cui la madre di mio figlio, che allora aveva un anno, guardandomi dalla finestra del carcere mi disse che non li avrei più visti, né lei, né lui”.

Il “geniale e audace bandito”, come è stato definito da alcuni studenti di Criminologia, solo a Fossano è riuscito a cambiare vita davvero. L’ultima detenzione, per lui, è stata al Santa Caterina, la casa di reclusione a custodia attenuata che ha attivi numerosi progetti volti al reinserimento. “Le mie origini sono in una famiglia contadina. I boschi, la terra, la natura, sono luoghi che ho sempre amato. Quando mi è stata illustrata la possibilità di lavorare a Cascina Pensolato ho subito detto di sì”. La sera e la notte erano in carcere, “ma di giorno... di giorno c’era la vita che cresceva tra i campi del Pensolato. I rami secchi da eliminare, le piante che germogliavano, i frutti da raccogliere. Da lì potevo guardare il Monviso e respirare. A Cascina Pensolato ho imparato che un’altra vita era possibile. Che si poteva anche tornare in cella senza nulla in mano, ma con il cuore colmo di soddisfazione perché quei frutti erano nati grazie a me, al mio lavoro, alla mia fatica onesta”.

La cooperativa del Pensolato è nata 8 anni fa per volontà della Caritas, ma anche grazie alla visione sociale e altruistica di Fondazione NoiAltri, Camminare insieme, Diapsi e Orti del Casalito e prosegue il suo cammino anche grazie ai fondi dell’8xmille. Cascina Pensolato è una distesa di terra nella frazione fossanese di Sant’Antonio Baligio, con serre e campi all’aperto, dove non solo nascono e crescono verdure di stagione, ma si coinvolgono persone che difficilmente avrebbero altre opportunità: detenuti del Santa Caterina in articolo 21 e persone agli arresti domiciliari. Il loro impegno, mediamente, dura 6 mesi, ma c’è chi è stato per periodi più brevi e anche più lunghi. Se Francesco non avesse incontrato gli educatori e il personale del Santa Caterina, Nino Mana e Dario Armando (vice presidente di Cascina Pensolato), i volontari che lavorano nella cascina a Sant’Antonio Baligio, è probabile che scontata la pena sarebbe ripartito dalla delinquenza. E invece “Nino Mana e gli altri hanno creduto in me. E io l’ho osservato, la sua serenità e i suoi modi pacati di affrontare le cose. Ho capito davvero che potevo vivere in un altro modo. E l’ho fatto”.

Oggi Francesco ha pagato il suo debito e scontato la sua pena. È un uomo libero, che sceglie ogni giorno di venire a Fossano e fare volontariato all’emporio di Bottega 23 e alla mensa dei Frati Cappuccini. “In un giorno di festa un anziano è venuto a ringraziarmi perché aveva potuto mangiare un piatto di minestra. Può sembrare una piccola cosa, ma per uno come me, che arriva da una vita in un contesto di violenza, sentire un grazie, capire che ho fatto qualcosa di significativo per un’altra persona mi ha commosso. Oggi non guido auto di lusso, ma sono sereno. Sono orgoglioso dei piccoli gesti che riesco a fare per gli altri. E per questo devo ringraziare chi mi ha teso una mano, e mi ha consentito di lavorare la terra di Cascina Pensolato. Un progetto che ha aiutato me e tante altre persone”.