di Laura Serafini
La Fedeltà, 30 settembre 2024
Certo, è pur sempre un carcere, ma quello di Fossano si distingue ed è emblematico rispetto agli altri. Soprattutto qui non ci sono state, almeno negli ultimi 10 anni, contestazioni per reati di tortura che invece si sono verificate - guadagnandosi la ribalta delle cronache - in 4 istituti piemontesi: oltre a Torino, Ivrea e Biella si è aggiunta Cuneo, la cui inchiesta con 33 agenti indagati dovrebbe andare a giudizio in questi giorni. Sono proprio le cronache di presunta (così va definita prima che si arrivi a sentenza) violenza in alcune carceri chi ci hanno spinto a parlare con Bruno Mellano, garante dei detenuti del Piemonte che martedì 24 settembre ha presentato una relazione sulla situazione nelle 13 carceri piemontesi al Consiglio regionale.
“Va detto che sotto il termine carcere ci sono situazioni molto diverse tra loro - sottolinea Mellano. Un conto è, ad esempio, la casa circondariale di Torino che conta 1.500 detenuti, 500 in più della capienza massima, e un altissimo tasso di stranieri. Un conto è Fossano, Casa di reclusione a custodia attenuata che da tempo non raggiunge la capienza massima e che per storia, vocazione, struttura e soprattutto tessuto sociale, lavorativo e formativo è un luogo emblematico, in cui la pena - che va scontata - può essere occasione per creare opportunità”.
Il carcere di Fossano ad oggi conta 104 detenuti (48 sono stranieri) a fronte di una capienza massima di 136. “Faccio il Garante da 10 anni, non ho mai ricevuto segnalazioni di nessun tipo - continua Mellano - c’è un rapporto molto positivo con il personale. Gli spazi, un’altra variabile non indifferente, in questo caso aiutano. Quel cortile centrale che diventa campo da calcio/pallavolo/ tennis... è una cosa unica. A inizio 2000 l’edificio è stato restaurato e ne sono state ricavate camere grandi, luminose, con un angolo per farsi il caffè o la pasta e un bagno separato in cui c’è anche una doccia. E guardate che non è una cosa scontata potersi fare la doccia nella propria cella e non con altri 50 detenuti contemporaneamente in locali umidi, bagnati, tutt’altro che accoglienti”.
Il Santa Caterina conta 3 educatrici, una direttrice stabile, e tanti progetti, sia educativi che lavorativi importanti: “Quelli portati avanti grazie a Cascina Pensolato e la Caritas hanno una grande valenza. Così come i laboratori e i progetti di scuola e formazione. C’è una filiera di interventi - formazione, scuola, lavoro interno, lavoro esterno, in cui i detenuti possono costruirsi occasioni di futuro e in cui si può davvero valutare la loro affidabilità”.
Nella relazione di Mellano al Consiglio regionale emerge un elemento di criticità che Fossano condivide anche con le altre carceri: i magistrati di sorveglianza e i cancellieri sono abbondantemente sotto organico e questo crea un imbuto enorme per le pratiche burocratiche che così vengono gestite con tempi lunghi, troppo. “La mancanza di personale riduce anche la possibilità per il magistrato di sorveglianza di svolgere quello che sarebbe un obbligo di legge: visitare le strutture, incontrare i detenuti. Forse parlando con loro e scoprendo se c’è del malessere, magari si riuscirebbe a intervenire prima”.









