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targatocn.it, 8 aprile 2020


Riceviamo e pubblichiamo un testo inviato da un gruppo di detenuti del Santa Caterina di Fossano. I detenuti hanno raccolto dei fondi per la protezione civile e preparato un lenzuolo di buon auspicio per i concittadini all'esterno.

La solidarietà in carcere non è solo ricevere un nuovo giunto in cella, ma, più che mai oggi come oggi, per noi reclusi in un piccolo carcere nel "profondo Nord" d'Italia (Santa Caterina di Fossano, Cuneo) è anche dare solidarietà al di fuori di esso. Questi giorni sono durissimi per tutti, e per noi ancora di più. È vero, stiamo pagando per i nostri errori, ma non per questo abbiamo il cuore di pietra o siamo indifferenti alle notizie che ci arrivano da fuori tramite i mezzi di comunicazione (TV, giornali e telefonate ai nostri cari).

Il tutto ha inizio a marzo. Altri carceri in Italia esplodono e non solo per il Covid-19, quella è stata la miccia, ma il detonatore è stato un altro, ma nella nostra realtà, grazie alla direzione dell'istituto e agli operatori carcerari, ci siamo messi a ragionare per vedere come risolvere i vari problemi e i disagi provocati dal Covid-19.

Da una parte ci sono state concesse, a titolo gratuito, delle telefonate in più. Nelle stesse giornate alla televisione esce la richiesta di aiuto da parte della Protezione Civile e anche in questo caso è scattata in automatico tra di noi una raccolta fondi. È vero la cifra finale non supera i 250 Euro, ma non è tanto la cifra in sé, ma il gesto. Ognuno di noi ha messo quello che poteva: è il nostro aiuto per chi sta combattendo fuori con questa nuova realtà catastrofica.

Noi in carcere viviamo tra realtà e speranza e nella nostra mente si crea un mondo intermedio per non sentire la sofferenza e la paura che c'è fuori da questo contesto. La nostra mancanza di libertà crea tante emozioni che con le parole sono difficili da esprimere per il timore di non essere intesi o malintesi e nello stesso tempo rifiutati dalla società, che ha paura della diversità, per il timore di essere coinvolti nello stesso pensiero di un detenuto, senza sapere che in carcere ogni persona ha tantissime cose o pensieri belli da offrire, come la solidarietà.