di Annamaria Piacentini
Libero, 1 giugno 2020
La conduttrice torna con "Storie maledette": "In carcere scopro cose che i pm non sanno". La giornalista Franca Leosini torna al timone di Storie maledette, il programma di Raitre che, da sempre, vanta "innumerevoli tentativi di imitazione" e conquista milioni di telespettatori.
Ideato e condotto con professionalità ed eleganza dal lontano 1997, ha cambiato il modo di fare inchieste puntando su interviste fatte ai protagonisti dei più efferati delitti. Dal prossimo 7 giugno la rivedremo su piccolo schermo in prime time (ore 21,20) con due nuove puntate.
Franca, il 7 giugno torna con il suo storico programma. Perché solo due puntate?
"Con il Coronavirus entrare nelle carceri è praticamente impossibile. Stiamo aspettando, dovremmo registrarne altre due appena sarà possibile. Intanto volto pagina con una nuova serie dedicata ai mandanti dei delitti".
I "signori" che ufficialmente non si sporcano le mani? Cosa si intitolerà la prima puntata?
"Lo scotch che sigilla un mistero. Protagonista Franco Rocca, che nel 2008 aveva 38 armi, ed era un medico dentista in Barbagia. Dopo un lungo e complicato percorso di indagini è stato condannato all'ergastolo".
Mandante di quale delitto?
"Quello della moglie Lina Dore di 37 anni. La storia è davvero molto forte, mi ha colpito".
Ce la racconta?
"Dina Dore è stata uccisa nel garage sotto casa, a Gavoi. La porta era chiusa e non era riuscita ad uscire con la macchina perché non ha trovato le chiavi. Gli inquirenti, dopo la scoperta del corpo hanno prestato molta attenzione a tutto ciò che poteva essere utile alle indagini, che all'inizio apparivano come un tentativo di sequestro finito male".
Invece?
"Era un depistaggio. È stata la cocaina a sostituire l'epoca dei processi per sequestro in Barbagia".
Torniamo a Dina Dore. Come è stata uccisa?
"Gli è toccata una morte orribile, valutata in 7-8 minuti di grande sofferenza. È stata incaprettata (una corda parte dal collo ed arriva fino alle gambe che vengono sollevate. Quando i muscoli cedono si muore soffocati ndr). È stata trovata così".
Perché l'ergastolo al marito?
"L'accusa è stata fondata sul fatto che si era innamorato della segretaria che lavorava nel suo studio. Ha avuto una storia con lei. Ma questa donna non è mai entrata nelle indagini, gli inquirenti hanno preso le distanze. L'esecutore materiale è stato trovato e condannato, era un minorenne, di 17 armi. Gli inquirenti sono convinti che ad aiutarlo ci sia stato un altro ragazzo di cui non si conosce il nome. Mettere in atto tutto da solo, sarebbe stato impossibile. La sentenza definitiva è arrivata dopo otto anni".
Si dichiarava innocente?
"Continua a dichiararsi innocente. Gli inquirenti dopo la morte della moglie tenevano d'occhio Rocca. Risultavano agli atti una lettera anonima e alcuni messaggi. Le prove diventavano sempre più concrete per chi indagava".
Ha incontrato Francesco Rocca, cosa ne pensa?
"Non sono un magistrato, non posso giudicare, ma mi faccio sempre un'idea. In questi casi mi auguro che un condannato all'ergastolo sia colpevole. È inaccettabile pensare che un innocente sconti questo tipo di pena. La considero una tragedia umana".
La seconda puntata?
"Racconta la storia di Sonia Bracciale condannata a 21 anni per il pestaggio che ha portato alla morte il marito. È considerata la mandante, quella che voleva la sua morte avvenuta poi nel 2012 in un ospedale emiliano dopo essere caduto sotto le sprangate. Mi ha raccontato molte cose. A volte, quando vado nelle carceri per fare le interviste e mi confidano momenti che non hanno detto neanche ai magistrati, io non tradisco".
So che prima di fare le interviste non c'è niente di concordato, giusto?
"Assolutamente no! Non so mai cosa possono dirmi i miei interlocutori e non accetto interferenze. Tutto deve essere spontaneo. Nella scorsa serie ho rifiutato un'intervista".










