di Titti Beneduce
Corriere del Mezzogiorno, 23 dicembre 2021
Cartabia: "È malagiustizia". C'è anche il caso del professor Francesco Addeo, ex capo del Cnr di Avellino nonché docente alla facoltà di Agraria, tra quelli citati ieri da Marta Cartabia che, parlando ai dipendenti del Ministero della Giustizia in occasione del Natale, ha detto: "So cosa vuol dire stanchezza e scoraggiamento".
Addeo infatti fu arrestato nel 2001 con accuse gravissime (associazione a delinquere, falso in atto pubblico, truffa aggravata) quando era uno dei più importanti esperti europei del settore lattiero caseario, dopo le dichiarazioni rese da due imprenditori; gli veniva contestato di avere attestato falsamente la bontà di alcuni prodotti caseari italiani esportati verso la Francia; si trattava in particolare, secondo l'accusa, di burro non genuino spedito oltralpe. Dopo 20 anni Addeo è stato assolto al termine del secondo processo di appello (la Cassazione aveva infatti annullato con rinvio il primo): "il fatto non sussiste". Oggi il professore, alla vigilia degli 80 anni, è molto malato; ha subìto un trapianto e probabilmente dovrà sottoporsi a un altro intervento. Il suo caso è stato raccontato, tra gli altri, da Stefano Zurlo nel suo "libro nero delle ingiuste detenzioni".
Il professor Addeo, racconta l'avvocato Alberto Barletta, che lo ha difeso, quando fu emessa l'ordinanza di custodia cautelare nei suoi confronti era in Corsica, dove presiedeva un centro di ricerche sui piccoli ruminanti; si precipitò in Italia per farsi notificare il provvedimento e dal 26 marzo al 26 luglio rimase in custodia cautelare nel carcere di Poggioreale: "Un trattamento - sottolinea il legale - assolutamente spropositato e ingiustificato per uno scienziato, una persona autorevole e stimata conosciuta in tutta Europa". Quindi ottenne i domiciliari, dove restò altri due mesi, fino al 26 settembre di quell'anno. Nel frattempo erano stati scarcerati i due imprenditori che lo avevano accusato.
I processi si sono trascinati stancamente per 20 anni anche perché Addeo, che pretendeva l'assoluzione nel merito, aveva rinunciato alla prescrizione (la prima sentenza, emessa dal Tribunale di Santa Maria Capua Vetere, è del 5 novembre 2008: un anno e mezzo di reclusione), mentre le condizioni di salute dello scienziato peggioravano sempre più. Ora l'avvocato Barletta si accinge a chiedere allo Stato il risarcimento per l'ingiusta detenzione: sarebbe una cifra simbolica, ovviamente, ma al tempo stesso il riconoscimento che quei mesi di vita cancellata furono un errore giudiziario. E il professore non spera nemmeno più nel reintegro: "Aveva tanti incarichi, come si farebbe - si chiede Barletta - a reintegrarlo in tutti?".
Scriveva il penalista nel ricorso in Appello dopo la sentenza di condanna del Tribunale di Santa Maria: "Quello che più lascia sconcertati nella lettura della sentenza è, oltre alla considerazione che il Tribunale ha del Viglione (uno degli imprenditori che accusava il professore, ndr) come portatore di verità, il fatto che il Tribunale si lascia trascinare dalle considerazioni e descrizioni non di fatti concreti, ma di contorni, di immagini, di impostazioni di rapporti e così via, che il Viglione con la sua grande capacità di affabulatore propone e che dal collegio giudicante vengono assunti come elementi fondamentali per la dimostrazione della responsabilità dell'imputato".
Dopo 20 anni si è accertato che il professore non aveva attestato falsamente la genuinità del burro prodotto dai suoi accusatori. A causare l'errore giudiziario sono state anche le erronee interpretazioni delle intercettazioni telefoniche e la traduzione imprecisa di alcuni documenti (in particolare analisi sulla qualità dei prodotti) dall'Italiano al Francese e viceversa.
Una vicenda amara, dunque, che la ministra Cartabia ha accostato ad altre probabilmente più conosciute. La guardasigilli si è detta infatti "enormemente colpita" da alcuni incontri con cittadini che chiedevano giustizia, come quello a Genova "con le madri che hanno perso i figli in quell'insensato crollo del ponte e che aspettano parole di verità dalle istituzioni" e quelli con i familiari delle vittime della strage di Bologna. Cartabia ha anche fatto riferimento all'incontro con una madre che temeva di non sopravvivere per poter vedere la fine del processo ai responsabili della morte del figlio, "vittima di uno dei tanti, troppi incidenti sul lavoro".
"Quando scriviamo nuove norme - ha perciò concluso la ministra - facciamo qualcosa per persone in carne e ossa. Questo pensiero sia l'energia che ogni mattina ci fa riprendere con serietà e dedizione il nostro lavoro, dopo ogni delusione, stanchezza e frustrazione".









