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Il Dubbio, 28 aprile 2026

Prigioni bloccate in tutta la Francia per le proteste del sindacato, che chiede misure urgenti contro sovraffollamento e carenza di personale. Ma il guardasigilli dice no allo “svuota-carceri”. Prigioni bloccate per protestare contro il sovraffollamento penitenziario. È la protesta lanciata oggi in diversi istituti francesi dal sindacato degli agenti penitenziati, Ufap-Unsa, che chiede misure urgenti contro le celle strapiene e la carenza di personale. Secondo gli ultimi dati ufficiali, al primo marzo il tasso di sovraffollamento era del 137,5%, con 87.126 detenuti a fronte di 63.500 posti disponibili. E alla stessa data si contavano 7mila materassi posti sul pavimento in assenza di letti disponibili. In Europa solo la Slovenia e Cipro presentano un tasso di sovraffollamento superiore alla Francia, sebbene questi due Paesi abbiano un numero assoluto di detenuti inferiore. E un progetto di legge è attualmente in fase di elaborazione per affrontare il problema.

Già all’alba, il sindacato ha pubblicato su X diverse immagini delle carceri bloccate in tutta la Francia, da Lione a Parigi. Nell’Alta Francia, si sono svolte proteste in 14 delle 17 carceri, di cui 11 bloccate. Davanti alle carceri e ai centri di detenzione, molti scioperanti hanno appiccato incendi utilizzando pallet e ruote, con azioni che in alcuni casi impediscono il trasferimento dei detenuti. Da mesi, agenti penitenziari e direttori lanciano l’allarme su un sistema al collasso. Alla fine di gennaio, il Consiglio d’Europa ha denunciato lo stato delle carceri francesi, sovraffollate e spesso insalubri, avvertendo del rischio che si trasformino in “depositi umani”.

Al ritmo attuale, con un aumento di circa 200 detenuti a settimana, e in assenza di un piano di emergenza, la popolazione carceraria supererà molto presto le 90mila unità. Diversi sindacati sono preoccupati per l’aumento delle tensioni che potrebbero esplodere nel periodo estivo. E il sindacato Ufap-Unsa, in particolare, denuncia la cronica carenza di personale, segnalando 5mila posizioni non coperte. Il Ministro della Giustizia Gérald Darmanin si è detto contrario a misure “svuota carceri” e in particolare a una regolamentazione che come quella tedesca prevede la scarcerazione oltre una certa soglia di pena. Il guardasigilli ha quindi previsto di costruire 3mila posti aggiuntivi entro il 2027 e ha incoraggiato l’aumento delle espulsioni di detenuti stranieri, anche se sindacati e istituti hanno sottolineato che il loro numero limitato non inciderà sul problema. 

“Lo Stato sta abbandonando detenuti e agenti”, spiega a France Info Dominique Simonnot, ispettore generale dei luoghi di privazione della libertà. A causa della mancanza di personale, la vita dei detenuti “è spaventosa - aggiunge - non hanno accesso all’assistenza sanitaria, alle attività ricreative, al lavoro”. Inoltre, “Si stima che dal 30 al 35% dei detenuti soffra di gravi problemi di salute mentale”, soprattutto a causa delle condizioni di vita nelle carceri: i ristretti vivono “in una cella di nove metri quadrati con altri due, senza pareti a separare i servizi igienici, e con scarafaggi e cimici ovunque”. Per questa situazione, per Dominique Simonnot, deriva da “una mancanza di coraggio politico che non riconosce l’assoluta necessità di svuotare le carceri”. “Mandiamo troppe persone in prigione”, spiega, “e non rilasciamo coloro che potrebbero essere rilasciati con metodi intelligenti”, citando come esempio i lavori socialmente utili. La Germania “ha risolto il problema del sovraffollamento carcerario senza costruire” nuove strutture penitenziarie: “Con 20 milioni di abitanti in più rispetto a noi - spiega l’ispettrice -, hanno dai 15.000 ai 20.000 detenuti in meno, con tassi di recidiva significativamente inferiori”.