di Massimo Gramellini
Corriere della Sera, 10 dicembre 2025
Ci sono casi, purtroppo ancora rari, in cui il carcere riesce a svolgere la sua funzione sociale e a riabilitare il condannato, propiziando autentiche conversioni. È appena accaduto in Francia a un detenuto che, prima di incorrere nei rigori della legge, si segnalava per il piglio sprezzante, da commissario Javert dei “Miserabili”, con cui liquidava le debolezze altrui. Nicolas Sarkozy coniugato Bruni, presidente della Repubblica in pensione. La reclusione lo ha letteralmente trasformato, facendogli scoprire i diritti dei carcerati, la fede in Cristo e quella in una possibile alleanza elettorale con un’altra perseguitata dalla giustizia, Marine Le Pen.
A rivelarcelo è lui stesso, nel libro di memorie che esce oggi, dove racconta la cella buia, i pasti a base di succo di mela e barrette di cereali, le ore trascorse a scrivere con una penna bic su un tavolino di compensato e quelle passate in preghiera e culminate in una visita a Lourdes, subito dopo il fulmineo ritorno in libertà. Perché Sarkozy è rimasto in carcere per venti giorni, ma a lui sono stati più che sufficienti per frequentare un corso accelerato di illuminazione che lo ha trasformato da forcaiolo a garantista, da ateo a credente, da gollista a sovranista. Edmond Dantès trascorse 14 anni in carcere per poter diventare il Conte di Montecristo, mentre Sarkozy è figlio di questi tempi istantanei: per scrivere le sue prigioni, a lui sono bastate meno di tre settimane.










