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di Anais Ginori


La Repubblica, 4 maggio 2021

 

La replica dei nove estremisti rossi degli Anni di piombo al ministro della Giustizia Éric Dupond-Moretti, che ha li ha messi sullo stesso piano degli jihadisti che hanno fatto strage a Parigi.

"Un paragone fuori posto". "Una scorciatoia penosa". "Disinformazione". Rispondono così gli avvocati dei nove ex terroristi rossi degli Anni di piombo che il ministro della Giustizia Éric Dupond-Moretti ha messo sullo stesso piano dei giovani che compiono attacchi jihadisti. "Avremmo accettato che uno degli autori della strage del Bataclan se ne andasse tranquillamente a vivere per quarant'anni in Italia?" ha domandato in modo polemico il Guardasigilli, ex avvocato. "È un paragone totalmente fuori posto" ha risposto Michel Tubiana, presidente della Ligue des Droits de l'Homme che ha ospitato una conferenza stampa dopo gli arresti di mercoledì e a poche ore dalla prima udienza mercoledì presso la Corte d'appello.

L'incontro con i giornalisti serviva a tracciare la linea difensiva in vista delle prossime tappe. "Si può essere d'accordo o meno con la scelta che aveva fatto allora la Francia, ma è stata mantenuta per trentasei anni" ha detto Irène Terrel. Parla di "tradimento" la storica avvocata degli ex terroristi che in questo caso difende Giovanni Alimonti, Luigi Bergamin, Roberta Cappelli, Narciso Manenti, Giorgio Pietrostefani e Marina Petrella.

Gli avvocati continuano a ripetere quello che per loro era il senso originale della Dottrina Mitterrand, ovvero accogliere tutti gli italiani che "deponevano le armi" senza fare eccezione per chi aveva commesso i crimini di sangue. E non a caso è proprio durante un discorso davanti ai militanti della Ligue des Droits de l'Homme che François Mitterrand non menzionò questa distinzione, citata invece in un altro discorso all'Eliseo in presenza di Bettino Craxi (e a cui si riferisce ora l'Eliseo nel dare il via libera alla procedura di estradizione).

"Sono state falsificate le dichiarazioni di un ex Presidente della Repubblica per scopi miserabili" attacca Tubiana. Al di là dell'ambiguità di questa dottrina solo basata su dichiarazioni dell'allora capo di Stato, con le varie interpretazioni fornite negli anni a seconda delle posizioni, l'avvocata Terrel ricorda che pur non essendoci una legge che concedeva asilo politico ci sono stati "effetti giuridici" concreti. Gli italiani condannati per reati di terrorismo hanno ottenuto permessi di soggiorno presso le Prefetture, sempre rinnovati e poi nel tempo diventati permanenti. In due occasioni, prosegue l'avvocata, le autorità francesi hanno proceduto ad aggiustamenti normativi per permettere che non venissero fermati i rifugiati: prima togliendo i loro nomi dagli archivi delle persone ricercate durante la creazione dello spazio Schengen e poi con la postilla che non prevede di applicare il Mandato di arresto europeo per i reati commessi prima del 1993.

Quasi tutte le persone fermate hanno già avuto procedimenti e sentenze in Francia nelle stesse procedure di estradizioni, quasi sempre bloccate dai magistrati tranne in alcuni casi come Petrella e Cesare Battisti. "Il potere politico - commenta Terrel - si permette oggi di chiedere a dei giudici di modificare le loro sentenze del passato che, fra l'altro, hanno acquisito la forza del passato in giudicato". Questa, ha aggiunto, "è una violazione dei diritti". Come in passato la difesa solleverà il problema delle condanne in contumacia: secondo la legge francese le persone hanno diritto a un nuovo processo mentre in Italia le sentenze sono definitive. Un altro punto, che riguarda invece la Francia, è la situazione famigliare degli estradandi ormai molto radicata in Francia dopo oltre quarant'anni di vita Oltralpe. "L'ipotesi di estradizione - sostiene Terrel - viola la vita privata e famigliare secondo l'articolo 8 della convenzione europea dei diritti dell'uomo applicabile nel nostro ordinamento".

L'avvocata di Pietrostefani - che ricorda le condizioni di salute precarie del suo assistito vicino agli ottant'anni - spende anche una parola per le vittime del terrorismo in Italia, citando Mario Calabresi, figlio del commissario Luigi Calabresi ucciso nel 1972. "Anche lui dice che cinquant'anni dopo i fatti, non è una riparazione buttare in prigione una decina di persone che hanno dimostrato di essersi reinserite nella società". Antoine Comte, avvocato di Sergio Tornaghi, risale sino alla rivolta della Comune nel 1871, e alle parole che scrisse Victor Hugo in favore di un'amnistia per chi aveva commesso massacri durante l'insurrezione. "Soyez grands, soyez forts" scriveva Hugo ai deputati che poi votarano l'amnistia.

La battaglia giudiziaria, come si capisce, spazierà dal piano tecnico a quello più storico-politico. E sarà comunque lunga: si parla di anni con i vari gradi di ricorso possibile. "Escludo che queste persone possa essere inviate in detenzione in Italia" dice convinta Terrel ricordando anche l'età degli estradandi, tutti sopra ai sessant'anni. "Faremo vernire in tribunale avvocati italiani che potranno spiegare alla Corte come funzionano le regole di detenzione in Italia dove, da quel che capisco, non ci sono riduzioni di pene per le persone più anziane come succede invece in Francia". Uno dei legali, Jean-Pierre Mignard, difensore di Luigi Ventura, è già in queste ore nel nostro Paese per incontrare un collega italiano con il quale costruirà la linea difensiva.