di Liana Milella
La Repubblica, 27 ottobre 2019
"Sono sempre convinto che il Parlamento dovrebbe affrontare in modo serio e approfondito il tema della legalizzazione delle droghe leggere, che reputo una strada percorribile per salvare i nostri ragazzi e al contempo per battere le mafie, nonostante su questo tema ci siano autorevoli posizioni radicalmente contrarie".
Dice così Franco Roberti, oggi parlamentare europeo del Pd, ma magistrato per una vita. Ha scritto Michele Serra su "Repubblica" che "liberalizzare le droghe leverebbe alle mafie una fetta enorme di potere e di reddito, e leverebbe dalle strade molte situazioni borderline, di conflitto e di ricatto".
Lei, da procuratore nazionale antimafia, ha lanciato l'idea nel 2015. Adesso lo direbbe ancora?
"Cerchiamo innanzitutto di fare chiarezza tra due ipotesi diverse. Una cosa è la legalizzazione, tutt'altra la liberalizzazione".
Apparentemente però sembrerebbero uguali...
"No, non lo sono assolutamente. La legalizzazione, qual era prevista nel ddl Della Vedova, prevedeva che la produzione e la commercializzazione dei cannabinoidi avvenissero sotto il rigoroso controllo dello Stato. Ipotesi che mi sembrava meritevole di attenzione e che avrebbe consentito un duplice risultato positivo: togliere fette di mercato per questo tipo di droga alle mafie e agli spacciatori di strada, e assicurare un prodotto meno dannoso per la salute rispetto a quello che oggi si vende nelle piazze di spaccio".
C'erano dei dati a supporto di una simile ipotesi?
"La proposta nasceva proprio dalla constatazione che, nonostante l'impegno di polizia e magistratura, il consumo di cannabinoidi naturali era triplicato negli ultimi anni, mentre quello delle droghe pesanti, grazie all'azione di contrasto dello Stato, aveva subito una contrazione. A questa proposta si accompagnava l'idea di potenziare il contrasto ai traffici illeciti di cannabinoidi. Tant'è che io andai ben due volte in Albania, uno dei maggiori produttori di questo tipo di droga, per favorire la cooperazione anche attraverso squadre investigative comuni".
Invece come funzionerebbe la liberalizzazione e quali droghe riguarderebbe?
"Intanto chiariamo che parliamo sempre di cannabinoidi, cioè hashish e marijuana, non certo di cocaina, eroina e droghe sintetiche. Per liberalizzazione s'intende consentire la libera produzione e commercializzazione delle droghe leggere senza il controllo dello Stato".
Sta dicendo che anche io potrei coltivare sul mio terrazzo o nel mio giardino queste pianticelle e nessuno potrebbe avere da ridire?
"Questa equivarrebbe a una produzione indiscriminata, senza alcuna autorizzazione o controllo pubblico, che non impedirebbe gli interessi delle mafie".
Scusi, ma perché? Se queste droghe leggere fossero più disponibili che bisogno ci sarebbe di rivolgersi allo spacciatore? Basterebbe anche chiedere a un amico che ce l'ha sul terrazzo...
"Ma così ricadremmo pari pari nell'illegalità, perché non ci sarebbe alcun controllo sia sul piano della qualità, che del costo e della vendita. Non solo, il pericolo sarebbe ben maggiore perché dietro al produttore privato non controllato si potrebbe nascondere facilmente il mafioso".
Ma lei quattro anni fa cosa propose?
"Io ero favorevole ad esaminare seriamente l'ipotesi della legalizzazione, ma mi trovai di fronte al muro di chi non voleva sentirne parlare, e che rappresenta la maggioranza nel nostro Paese, che io rispetto perché si tratta di persone autorevoli in questo campo sia dal punto di vista giudiziario, sia sanitario. Di fronte a questa levata di scudi il ddl Della Vedova non andò avanti. E penso francamente che si continuerà a non parlarne".
Ma adesso, di fronte a storie come quella di Roma, la sua proposta sarebbe ancora la stessa?
"Sì, certo. Io sono sempre favorevole a fare una discussione seria sull'ipotesi della legalizzazione - sia chiaro dei soli cannabinoidi - ma solo nei termini e per le ragioni che ho appena detto".
In concreto, che effetto avrebbe la legalizzazione sulle organizzazioni criminali? In fondo sono solo droghe leggere, quindi un fatturato limitato...
"Non è affatto vero, perché il commercio delle cosiddette droghe leggere è molto diffuso e, in alcuni paesi come l'Albania, raggiunge un fatturato molto alto nonostante gli sforzi delle autorità di quel Paese. Tenga conto che la droga arriva da noi e in Puglia ci sono stati omicidi legati proprio a questi traffici".
Seguiamo ancora il ragionamento di Serra: "È inevitabile chiedersi quanti bravi ragazzi e ragazze sarebbero ancora vivi in un Paese dove l'hashish si compra in farmacia". Si può davvero ipotizzare uno scenario del genere?
"In verità quella di Serra mi sembra una semplificazione. Noi sappiamo bene che nelle piazze di spaccio a Roma e nelle grandi città si vende di tutto, non solo il fumo. Non dimentichiamo quello che è accaduto due mesi fa con l'omicidio di Mario Cerciello Rega. E prima ancora con la terribile morte della giovane Desirée Mariottini. Questi problemi non si risolvono perché è più facile rivolgersi al mercato criminale e comprare quello che si trova. Quindi alla legalizzazione del fumo si dovrebbe sempre accompagnare una più forte repressione di tutti i traffici di droghe, se vogliamo veramente salvare le vite dei nostri ragazzi".










